8. Contributo alle biografie della famiglia del Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue e alla storia della sua Collezione liutaria

La lettera del 22 settembre 1948, resa nota da Giovanni Iviglia nel 1950, in cui la marchesa Paola Dalla Valle di Pomaro aveva scritto che «Nella divisione del patrimonio Salabue fra le famiglie Davico, Dalla Valle, Annibaldi, residui di violini toccarono al M.se R. Alessandro Dalla Valle ed ebbe anche le forme»,[1] ha reso possibile affermare che la Collezione dei cimeli stradivariani, custodita a Cremona dal 1930, passò dai Cozio di Salabue ai Dalla Valle per via ereditaria, ma a me ha fatto nascere alcune domande:

Quali erano i rapporti di parentela fra le famiglie indicate da Paola Dalla Valle con la famiglia Cozio?

Quando, come e perché avvenne il passaggio della Collezione Liutaria dai Salabue ai Dalla Valle?

I Dalla Valle ereditarono la Collezione dal Conte Ignazio Alessandro Cozio o da Sua figlia Matilde?

Per cercare risposta a questi quesiti ho ripassato la bibliografia esistente e per risolvere i dubbi nati via via ho avuto la fortuna di contattare alcune persone generose e collaborative operanti nei luoghi in cui si è svolta la storia, le cui informazioni, consigli, chiarimenti, spunti, hanno fatto raggiungere alla mia ricerca risultati insperati che hanno consentito di ricomporre, almeno in parte, avvenimenti velati dalle nebbie del Monferrato.

Prima d’iniziare il racconto, che integra o corregge informazioni già note e vi inserisce molte novità, è per me doveroso ringraziare Marinella Pagliolico di Ponzano Monferrato, Manuela Meni dell’Archivio diocesano di Casale Monferrato, Carlo Aletto dell’Associazione Casalese Arte e Storia, Tomaso Davico di Quittengo attuale proprietario del castello di Salabue, Andrea Spagni dell’Archivio di Stato di Alessandria.

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Il Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue era nato a Casale Monferrato il 14 febbraio 1755.

Era figlio del conte di Montiglio e Salabue Carlo Francesco (n. Casale Monferrato 1715 - † Salabue 1780), [2] che aveva sposato il 17 aprile 1752 a Torino Matilde Taddea dei marchesi di Balbiano di Colcavagno (? - † ?).[3]

Carlo Francesco Cozio, infeudato della contea di Salabue nel 1725, durante il suo governo del feudo aveva emanato nel 1744 i Bandi Campestri (una concreta normativa, vigente particolarmente nel Piemonte sabaudo, rivolta a regolare i vari aspetti dell’organizzazione e della produzione agraria d’un territorio circoscritto) ma è noto soprattutto per aver pubblicato a Torino nel 1766, in due volumi, ‘Il giuoco degli scacchi o sia Nuova idea di attacchi, difese e partiti del Giuoco degli Scacchi’.[4]

Dopo la morte del padre, Ignazio Alessandro Cozio fu a sua volta infeudato della contea di Salabue il 22 aprile 1780.[5]

Il Conte Ignazio Alessandro aveva almeno due sorelle:

- Irene (n. ? - † ?), sposata con Giuseppe Francesco Amedeo Annibaldi (n. Valenza 1730 ? - † ?), dai quali nacque, uno fra gli altri, Francesco Bernardino II (n. Valenza 1778 - † 1853), il quale avendo sposato nel 1803 Giuseppina Alari dei conti di Tribiano (n. ? - † 1829) mise al mondo quattro femmine e un maschio: Saulo (n. 1810 - † 1882).[6]

- Paola Agata (n. ? - † Fossano, 16 giugno 1808) aveva sposato il 31 agosto 1777[7] Silvio Felice Davico dei conti di Quittengo di Fossano (? - † Fossano, 21 maggio 1817) e da loro era nato Tomaso Carlo Filippo Alessandro Luigi Maria (n. Fossano, 5 gennaio 1781 - † Torino, 4 agosto 1857) che, sposata nel 1813 Teresa Bonifanti di San Benedetto (n. ? - † Fossano, 1 aprile 1871), ebbe come quartogenito Pietro Silvio Giuseppe Giovenale (n. 14 marzo 1819 - † Kaliz-Kissan, Siria, 15 dicembre 1851), [8] che ritroveremo nella nostra storia più avanti.

  

Contessa Paola Cozio Davico di Quittengo, olio su tela (part.)

(per cortesia di Tomaso Davico di Qukttengo)

 Foglietto d’annuncio del matrimonio di Paola Cozio

(per cortesia di Tomaso Davico di Quittengo)

Altri due membri della famiglia Cozio: Ludovico e Giacinto, sono menzionati in un atto notarile del 23 settembre 1841 (documento C), ma con le conoscenze attuali non si sa che posto dargli nella genealogia della famiglia. Il secondo era forse Carlo Giacinto, fratello del nonno d'Ignazio Alessandro.

Il 25 settembre 1783[9] Ignazio Alessandro Cozio sposò a Casale Monferrato Antonia Maria Dalla Valle Agnelli Maffei (n. 1760 ? - † 21 febbraio1821) e, secondo le indicazioni di Antonio Manno,[10] da loro nacquero:

«Giuseppe Alessandro (n. Casale Monferrato, 15 marzo 1792 - † giovane a Salabue).

Carlo Rolando († 18 anni, 1802).

Matilde († nubile)».

Elia Santoro, senza indicare la fonte, aveva scritto che Matilde era morta nel 1855, [11] ma l’atto di morte – finalmente rinvenuto nell’Archivio Storico Diocesano di Casale Monferrato[12] – smentisce il giornalista cremonese e gli altri autori che in seguito hanno preso per buona la sua informazione, attestandone il decesso nel castello di Salabue, alle due di notte del 6 aprile 1853, all’età di “sessantotto” anni (documento E).[13]

Un atto notarile del 23 settembre 1841 e un autografo di Matilde che vi è allegato (documento B), che riprenderò più avanti, svelano l’esistenza di altre due figlie del Conte Cozio. Nell’imporre al parroco di Salabue la celebrazione perpetua di funzioni di suffragio per i defunti della sua famiglia, infatti, Matilde indicava i giorni degli anniversari dei decessi del padre (15 dicembre), della madre (20 febbraio[14]), del fratello Carlo Rolando (11 Ottobre) e di due sorelle non menzionate dal Manno: Vittoria (9 Maggio) e Irene (17 Novembre). Matilde non menzionava il fratellino Giuseppe Alessandro, forse perché essendo morto in tenera età non era ritenuto bisognoso di soccorso spirituale, ma se si accetta la sua esistenza si evince che il conte Cozio e Antonia Maria Dalla Valle ebbero almeno cinque figli.

Priva di fondamento è, invece, l’ipotesi d'un secondo matrimonio del conte Cozio, dopo essere rimasto vedovo nel 1821, lasciata intendere da Giovanni Iviglia e Sergio Martinotti.[15]

La famiglia Cozio possedeva un Palazzo in Casale Monferrato, nella Contrada di San Paolo, parrocchia del Duomo, che esiste tuttora al n. 5 dell’attuale via Mameli.

Palazzo Cozio di Salabue a Casale Monferrato

Il conte Ignazio Alessandro è ricordato soprattutto come collezionista e commerciante di strumenti ad arco, oltre che come proprietario dei cimeli provenienti dalla bottega di Stradivari acquistati a Cremona nel 1775-76, ma va considerato anche uno dei primi liutologi e studiosi della liuteria del nord Italia, come provano le annotazioni autografe del suo ‘Carteggio’, custodito a Cremona dal 1930,[16] che include fra l’altro il Progetto di rettifica ed aggiunta alla Biografia cremonese riguardo alli suoi celebri fabbricatori d’instromenti da corda ed arco, scritto nel 1823,[17] più noto col titolo di ‘Saggio critico sulla liuteria cremonese’ inventato da Federico Sacchi quando lo pubblicò nel 1898.[18]

In casa Cozio, già prima della nascita d’Ignazio Alessandro, c’era un violino di Nicolò Amati del 1668, del quale il Conte Ignazio scrisse “che l’ho ritrovato in casa avendolo comperato il fu Sig. Conte Carlo mio padre”, e che “era del Conte Carlo Francesco Cozio, accomperato a Bologna nel 1720 circa”, [19] anche se – a dire il vero – riguardo la data d’acquisto dello strumento va osservato che Carlo Francesco Cozio, nel 1720, aveva solo cinque anni!

Lo strumento fece parte poi della Collezione Cozio, seguendone le sorti sino all’acquisizione nel 1920 da parte del liutaio Giuseppe Fiorini, che l’avrebbe venduto a George Zellweger di Winterthur.[20]

Nicolò Amati, Violino “Salabue” 1668, ubicazione sconosciuta

Sin dal 1950 è stata resa nota – benché sia stata oggetto finora di poca attenzione – la lettera del 31 gennaio 1823 che manifesta l’intenzione del Conte Cozio di rivendere a Cremona la sua collezione di cimeli stradivariani, forse – come affermava Bacchetta – “per far rinascere l'arte liutaria classica”,[21] ma più probabilmente – come aveva scritto molti anni prima Sacchi – perché alla passione per la liuteria era subentrata quella della raccolta dei documenti storici del Monferrato,[22] che aveva iniziato durante l'occupazione napoleonica, mentre era ospite della sorella Irene a Valenza. Come i due autori suddetti, anche altri, in seguito, hanno fatto varie asserzioni sulle cause del supposto calo d’interesse per la liuteria da parte del Conte, ma da quanto saputo ora si può anche considerare ne possa essere stata cagione la serie di lutti che colpì la sua famiglia.

Comunque sia, nella missiva inviata all’erudito cremonese Vincenzo Lancetti (n. 1767 - † 1851), il Conte, dopo aver parlato del ‘Progetto di rettifica ed aggiunta…’ e chiesta la sua restituzione, proponeva:

«La prego di legere, se non ha letta l'ultima facciata di tale mio progetto, e se lei crede prima di farne menzione nel suo trattato di far la proposizione dell’acquisto della mia collezione comprensivamente alle forme modelli misure e disegni al Sig. Conte Ali[23] o a qualche altro mecenate Cremonese mi farà singolare finezza di farle la proposizione però come un di lei pensiero, e pel fine ivi indicato; in questo caso, come in ogni altro, che lei desidera riscontri da me massime urgenti si compiaccia pure scrivere a me direttamente a Casal Monferrato, mia patria, che mi saranno spediti ove mi ritroverò. Se a lei riuscirà … il suddetto Contratto saprò il mio dovere verso di lei, e dintanto me li rinovo con imparegiabil stima.»[24]

Evidentemente il desiderio del Conte non trovò sbocco, visto che la Collezione rimase dov'era.

Nel sua vita, però, come scrisse Sacchi su testimonianza del Presidente (sindaco ?) di Casale Cav. Savio, «Il Cozio fu per due volte Sindaco di Casale e due volte chiamato a fra parte del Corpo Decurionale ed eletto provveditore; fu fra gli amministratori e rettori di regia nomina degli Ospedali Ospizii ed Opere Pie»[25]

Dal 22 ottobre 1833, poi, entrò a far parte della Regia Deputazione di Storia Patria, dalla quale ebbe l’incarico di preparare, per la prestigiosa collana dei Monumenta Historiae Patriae voluta dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, il volume sugli antichi statuti della città di Casale, che fu pubblicato a Torino nel 1838.[26]

Il conte Ignazio Alessandro morì a Salabue il 15 dicembre 1840 e fu sepolto nella tomba di famiglia accanto all’altare di San Carlo, di giuspatronato dei Cozio, nella chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate, sita presso il Castello di Salabue. Qui è conservata una lapide in marmo che ricorda lui, la moglie e la figlia.[27]

Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate a Salabue

Lapide mortuaria dei Cozio nella cappella di S. Carlo della chiesa parrocchiale di Salabue

(Per cortesia di Marinella Pagliolico)

Dopo la morte del Conte, la figlia Matilde Lelia, sua unica superstite ed erede, donò nel 1841 la Collezione dei documenti del Monferrato raccolti dal padre al re Carlo Alberto,[28] che la ringraziò con una medaglia d’oro. sul cui verso c’era l’iscrizione: «A MATILDE / CONTESSA COZIO / PER DOCUMENTI DI STORIA PATRIA / SPONTANEAMENTE / OFFERTI»,[29] e affidò i documenti alla Regia Deputazione di Storia Patria di Torino;[30] ma «il fondo Cozio di Salabue venne poi smembrato: molti documenti furono restituiti ai legittimi proprietari, privati o enti, che li reclamarono; alcuni finirono alla Biblioteca Reale di Torino, altri ai Regi Archivi di Torino.»[31]

Il 22 febbraio dello stesso anno, con atto del notaio Filippo Castellazzi di Montaldo (documento A), Matilde donò al parroco di Sant’Antonio Abate di Salabue una cantina di sua proprietà posta sotto la canonica, in cambio di funzioni di suffragio per i suoi genitori defunti e per lei stessa dopo la sua morte[32] e il seguente 23 settembre, fece celebrare due atti al notaio casalese Francesco Devecchi:[33]

- col primo (documento B), donò al Beneficio parrocchiale di Salabue una cascina denominata “de’ Godini” con prati, vigne, boschi, e caseggiati posti sui territori di Ponzano e di Salabue, confinanti con la canonica di S. Antonio abate, per dare applicazione all’accordo fatto con il vescovo di Casale Monferrato, Francesco Icheri di Malabaila (1784 - † 1845), affinché fosse assegnato a Salabue un vice parroco, chiedendo in cambio, come detto sopra, la celebrazione in perpetuo nei giorni anniversari di funzioni di suffragio per i defunti della sua famiglia e per se stessa dopo la morte;

col secondo (documento C), «bramando di disimpegnarsi della sollecitudine, e cura delli affari temporali per non occuparsi, che di quelli dell’anima propria», donò il cognome e il titolo[34] e tutti i suoi beni immobili, «tanto … quelli pervenuti per successione del prelodato suo Sig[no]r Genitore, quanto di ogni altro, che per qualunque causa, o titolo le abbia potuto derivare, e le possa spettare con tutti li diritti, ragioni, azioni, che le possono competere, e le siano per appartenere presentemente», al cugino di secondo grado conte Pietro Giovenale Davico di Quittengo, nipote di sua zia Paola Cozio, che il 3 agosto precedente, con l’assenso di Matilde, era stato infeudato dal re Carlo Alberto della contea di Salabue divenendone l’ultimo conte.[35]

Conte Pietro Giovenale Davico Cozio di Salabue – dagherrotipo (particolare)

(per cortesia di Tomaso Davico di Quittengo)

Come previsto nell’atto di donazione a Pietro Giovenale Davico, Matilde si riservò per sua residenza un appartamento nel palazzo di Casale Monferrato e nel castello di Salabue furono ricavati due appartamenti, uno per lei e la sua servitù, l’altro ad uso estivo di villeggiatura dei Davico di Quittengo.

Pietro Giovenale Davico, capitano ufficiale d’ordinanza del Re di Sardegna, morì celibe in Siria nel convento greco di S. Giorgio, presso la fortezza di Kalitz-Kissan, mentre era in missione per il sovrano,[36] incaricato dell’acquisto di cavalli arabi per l’esercito.[37] Ne restò erede il padre Carlo, i cui discendenti vendettero anni dopo il castello di Salabue alla famiglia Guazzoni-Bezzi, ma nel 1935 i Davico l’hanno ricomprato e lo possiedono tuttora.[38]

Veduta esterna del Castello di Salabue

Una sala interna del castello di Salabue

La donazione tra vivi fatta da Matilde Cozio a favore di Pietro Giovenale Davico riguardava soltanto “tutti i suoi beni immobili”, lasciando intuire che la contessa aveva conservata per se la disponibilità dei beni mobili, quindi anche della Collezione liutaria paterna; tant’è vero che, fra il 1841 e il 1845, fu lei ad intascare i proventi delle vendite effettuate dal banchiere Giuseppe Carli di Milano di strumenti musicali residui della Collezione Cozio ancora depositati presso di lui,[39] e negli ultimi anni della sua vita Matilde vendette o donò altri strumenti a parenti ed amici.[40]

Come già detto, Matilde Cozio morì nubile a Salabue il 6 aprile 1853 e quattro lettere (documenti F, G, H, I) scritte dopo il suo decesso da Giuseppe Bacco, sarto, custode del castello e intendente per Salabue dei Davico di Quittengo,[41] descrivono l’aria di mestizia incombente in quei giorni sulla comunità di Salabue, i riti funebri celebrati per l’illustre defunta e la sua sepoltura effettuata nel cimitero comunale del luogo, in quanto le autorità non avevano dato l’assenso all’inumazione nella tomba di famiglia esistente nella chiesa parrocchiale.

Le lettere di Bacco accennano anche, ‘segretamente’, all’esistenza d’un testamento di Matilde, conservato dal notaio Bezzi di Casale Monferrato dal Giugno 1847, con cui la Contessa aveva nominato erede universale il figlio del fratello di sua madre Lelio Vincenzo, quindi suo cugino di primo grado, Giuseppe Rolando Dalla Valle.

Matilde aveva sottoscritto il suo testamento olografo (documento D) il 14 giugno 1847 e il giorno stesso l’aveva consegnato sigillato al notaio Lorenzo Bezzi. Nel documento Matilde aveva scritto fra l’altro la propria data di nascita, il 24 Maggio 1787 e ciò palesa l’errore fatto nella dichiarazione della sua età nell’atto di morte, che non era di sessantotto, bensì di sessantasei anni.

Il plico sigillato dal notaio Bezzi nel 1847 fu aperto il 10 aprile 1853, svelando la sequela di ben 19 legati disposti dalla Contessa a favore del personale al suo servizio, dei Davico di Quittengo, della Parrocchia di Salabue, dei Frati Cappuccini della Madonna del Temp[i]o vicino a Casale, e di molti altri beneficiari, alla cui esecuzione era chiamato l’erede nominato.

Nelle lettere succitate, Giuseppe Bacco spiegava anche al Conte Davico che il marchese Dalla Valle, venuto a conoscenza dell’inaspettata eredità, inviò subito (11 aprile) a Salabue un suo segretario con suoi incaricati a fare una ricognizione e si recò poi egli stesso (25-26-27 aprile) presso il castello e nell’appartamento ancora fruito da Matilde nel palazzo di Casale Monferrato (nonostante fosse stato venduto da Pietro Giovenale Davico fra il 1841 e il 1847 a certo ingegner Bossi) per cernere le cose lasciatevi dalla defunta cugina e prenderne possesso, dopo aver adempiuto però ai numerosi legati testamentari.

La Collezione Cozio non è menzionata, né nelle lettere di Giuseppe Bacco, né nel testamento di Matilde, in cui c’è un unico riferimento a dei violini in uno dei legati, che è così espresso: «Lego e lascio il prezzo dei Violini ed altri istrumenti musicali di mia spettanza che si troveranno in Milano presso il Sig[no]r Cav[alier]e Giuseppe Carli Banc[hiere]e ivi, o chi farà per lui all’epoca del mio decesso in altrettante Messe in suffragio dei Defunti.»

Non è dato sapere se la Collezione Cozio fosse conservata a Salabue o a Casale Monferrato, ma v’è da essere certi sia stata questa l’occasione in cui il marchese Dalla Valle ne entrò in possesso, portandola poi nel suo palazzo di Torino.

Nella lettera del 1948 citata sopra, Paola Dalla Valle di Pomaro aveva indicato il nome del marchese Dalla Valle, erede della Collezione Cozio, col nome “R. Alessandro”, ma sembra essere stata una svista che unisce i nomi di Giuseppe Rolando (padre) e di Alessandro (figlio).[42]

Giuseppe Rolando Aurelio Odoardo Luigi (questa la serie completa dei suoi nomi) Dalla Valle, marchese di Pomaro, Lu e Mirabello, era nato a Mantova l’11 agosto 1808 da Lelio Vincenzo (n. Casale Monferrato, 11 maggio 1757 – † Mantova, 22 gennaio 1831), che trasferitosi dal Monferrato a Mantova, ove fu per pochi anni anche curatore delle regie imposte e revisore del pubblico bilancio, vi aveva sposato Maria Maddalena Donesmondi (Mantova, ? - † Casale Monferrato, 6 Giugno 1864).[43]

Giuseppe Rolando aveva sposato nel 1836 Isabella Guidi dei marchesi di Bagno, che morì il 27 settembre dello stesso anno, cosicché l’8 maggio 1838 si risposò con Francesca (n. 1819- † 1899), sorella della prima moglie.

Sindaco di Casale Monferrato dal 1841 al 1844, fu senatore del Regno di Sardegna dal 3 aprile 1848 e lo rimase anche dopo la proclamazione del Regno d’Italia, sino a che il Senato restò a Torino.[44]

Marchese Giuseppe Rolando Dalla Valle, stampa d’epoca

Giuseppe Rolando Dalla Valle rese di pubblico dominio la Collezione Cozio quando la prestò – almeno in parte – all’Esposizione Musicale di Milano del 1881– promossa da un comitato diretto, fra gli altri, dal conte Carlo Borromeo, dal musicista cremonese Amilcare Ponchielli, dall'editore musicale Giulio Ricordi e dal conte Lodovico Melzi, presidente del Conservatorio di musica nei cui locali fu allestita la mostra – ove fu esposta in due vetrine sigillate – in cui si notano cinque strumenti – con il titolo di “Museo di Antonio Stradivari”.[45]

La Collezione Salabue-Dalla Valle nelle vetrine approntate per l’Esposizione di Milano del 1881

(da: K. Jalovec, Italian violin maker, 1958, p. 331)

Negli anni seguenti il Marchese fornì a Federico Sacchi alcuni fac-simile delle lettere del Conte Cozio di Salabue e delle iscrizioni esistenti sui reperti stradivariani, che il cremonese pubblicò nel 1892 e nel 1898.[46]

Giuseppe Rolando Dalla Valle morì a Torino il 22 febbraio 1891 e lasciò suo erede universale il figlio maschio superstite, Alessandro Lelio Maria (n. Casale Monferrato, 17 aprile 1849 – † Torino, 8 dicembre 1905),[47] che fu diplomatico dipendente dal Ministero degli esteri dal 1873, inviato a Pietroburgo, Vienna, Parigi, Washington, Madrid, Berlino, sino a che si dimise nel 1898.[48]

 

Nel 1896, con la mediazione dell’antiquario di Roma Godfrey Kopp, Alessandro Dalla Valle propose l’acquisto della Collezione Cozio, per il prezzo di 50,000 dollari, a Mary Elizabeth Adams Brown (1842 - † 1918), donatrice della Collezione strumentale “John Crosby Brown” al Metropolitan Museum di New York[49] L’elenco sommario della Collezione unito alla proposta indicava in quel momento, insieme a molti dei cimeli stradivariani conservati a Cremona, sei strumenti, cioè: quattro violini (il Nicola Amati del 1668 citato sopra, due Andrea Guarneri, un Gerolamo e Andrea Amati [sic?]), un’anonima viola d'amore[50] e una chitarra di Gennaro [Fabbricatore ?] del 1809. [51] Il numero dei violini fu confermato due anni dopo anche da Sacchi quando scrisse: «Da private informazioni pervenuteci dopo la morte del Marchese Rolando Dalla Valle apparirebbe che i violini rimasti in possesso della famiglia sono soltanto quattro, uno dei quali è attribuito ad uno dei Guarneri.»[52]

Il marchese Alessandro Dalla Valle di Pomaro, fotografia

(da: Alessandro Dalla Valle di Pomaro. Scritti e immagini dagli Stati Uniti 1882-1884, Alessandria, 1994)

Il 6 dicembre 1897 il marchese Alessandro Dalla Valle sposò a Torino Paola Guidobono Cavalchini Roero Sanseverino (Torino, 25 gennaio 1864 – † Casale Monferrato, 1950), che il 2 febbraio precedente era rimasta vedova del primo marito.[53]

 

 

È stata questa che, dopo la morte del secondo marito nel 1905, ereditata anche la Collezione Cozio, l’ha venduta nel 1920 – si dice assieme a sette violini![54] – a Giuseppe Fiorini per 100.000 lire, interrompendo le trattative con l’ambasciatore di Francia in Italia Camille Barrère,[55] che voleva portarla nel suo paese.

Giuseppe Fiorini. fotografia

(Per cortesia di Roberto Regazzi)

Anche Giuseppe Fiorini provò inutilmente a vendere la Collezione dei cimeli stradivariani[56] prima di consegnarla in deposito perpetuo al Museo Civico di Cremona nel 1930. [57]

Al termine della storia, un’ultima precisazione va fatta circa il noto ritratto ad olio del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue.

Bernardo Morera, Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, 1831 (?), olio su cartone

Cremona, Museo Civico, inv. 441, cat. 87

Federico Sacchi scrisse nel 1898 che «fu dipinto da un Artista Casalese di nome Morera, nel 1831, allorquando cioè il soggetto […] aveva già raggiunto il settantaseiesimo anno d’età. La tela passò insieme alla mobiglia [sic] del castello di Salabue, in possesso della nobile famiglia Guazzoni, erede collaterale della Contessa Matilde Cozio. Il nome del personaggio rappresentato non che la data esatta della sua nascita stanno scritti a penna sul telaio dietro il quadro come segue: “Ignazio A[lessandro] Conte Cozio di Salabue / n[ato] 14 marzo 1755 / Morera dipinse 1831”»,[58]

Se non che, il dipinto doveva essere stato uno dei «quadri della famiglia Cozio» legati da Matilde nel suo testamento ai Davico di Quittengo (documento D) ed entrato perciò a far parte dell’arredo del castello di Salabue dovrebbe essere stato acquisito dalla famiglia Guazzoni-Bezzi (che non risulta sia stata “erede collaterale della Contessa Matilde Cozio”, come affermato da Sacchi) quando il complesso gli fu venduto nella seconda metà dall’Ottocento dai Davico.

Diversamente da quel che si potrebbe credere, il quadro non pare fosse compreso, pertanto, nella Collezione Dalla Valle, anche se ne comparivano due riproduzioni fotografiche nelle vetrine esposte a Milano nel 1881.

Nel 1934 il ritratto fu donato al Museo Civico di Cremona da Wally Rieger, vedova di Giuseppe Fiorini, purtroppo senza l’indicazione di come e quando il marito n’era venuto in possesso.[59]

Gianpaolo Gregori

Ottobre 2018

 

DOCUMENTI

A – Salabue, 1841, febbraio 22

Donazione fatta dalla Ill[ustrissi]ma Sig[no]ra Contessa Cozio Signora Damigella Matilde a favore del Parroco di Salabue.

Rog[it]o Castellazzi Filippo P[ubblic]o Not[ai[o e Segr[etari]o del Mand[ament]o di Moncalvo

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Donazione fatta dalla Signora Damigella Matilde Cozio a favore del Sig. Parroco di Salabue

L’anno del Signore mille ottocento quarantuno, ed alli ventidue del mese di Febbraio, nel luogo di Salabue, ed in una Sala di questo Castello di proprietà delle Sig[no]ra Donante, circa un’ora pomeridiana.

Giudicialmente avanti l’Illus[trissi]mo Signor Avocato Antonio Pejione Giudice per Sua Maestà della Città Mandamento di Moncalvo per Patenti di nomina delli ventitre Marzo 1839 ad altre di approvazione Senatoria delli dicinove successivo Aprile, spedite sigillate e sottoscritte Deamicis Segretario Civile registrate nel Registro 2 c. 18, e coll’opera di un Regio Notaio e Segretario infrascritto.

Sia noto a chi è di dovere che ritenendo, e possedendo l’Ill[usstrissi]ma Sig[no]ra Damigella Cozio Matilde del fu Signor Conte Don Ignazio Alessandro nativa della Città di Casale, e qui dimorante, una cantina situata precisamente in questo luogo sotto la fabrica della Casa Parrocchiale e fra le coerenze a tre lati della contrada pubblica, e dall’altro della stessa Casa Parrocchiale, e di cui ignorasi il numero di mappa, pervenuta tale Cantina al fu Sig[nor] Conte Don Carlo Francesco Cozio avo della predetta Damigella Matilde in virtù d’Instromento d’acquisto delli ventiquattro ottobre 1739 a rogito Bozzolo, insinuato nella Toppa di Moncalvo il 26 successivo novembre al lib[ro] 16. Fol[io] 828. Mediante il dritto pagato di soldi 7.6, come da quitanza Rivetta, e riconoscendo la medesima che detta Cantina possa essere di tutta convenienza del signor Parroco di questa Comune, sia per essere annessa e connessa nel fabbricato di Sua abitazione, sia per essere troppo angusta la cantina di Sua pertinenza, siasi perciò disposta e determinata tanto per dare un attestato della stima ch’ella professa al Parroco attuale Sig[no]r Don Alessandro Lusana, che per procurare un vantaggio al medesimo ed a suoi successori coll’ampliazione dei membri sotterranei ad uso di Cantina di fargli donazione di questa avanti descritta, sotto la condizione però che a titolo di grata reminiscenza le venga dal Parroco pro tempore celebrata o fatta celebrare annualmente ed in perpetuo una Messa letta da requie in suffragio delle anime dei defunti Genitori di essa Sig[no]ra Donante coll’aggiunta inoltre dopo il di lei decesso della recitazione in fine di detta messa di un Deprofundis inteso dal Popolo da dirsi in suffragio particolare della di lei anima, e volendo che di ciò ne rispetti per atto pubblico ne segue che:

Personalmente costituita nanti chi sopra ed alla presenza degli infrascritti testimoni la prelodata Damigella Matilde Cozio di Salabue, la medesima qual unica figlia ed erede del detto Sig[no]r Conte D[on] Alessandro Ignazio per se e suoi di sua libera spontanea volontà dichiara di aver dato, ceduto, e dismesso, come per forma di questo pubblico instromento giudiziale da cede e dismette a titolo di donazione tra vivi in assoluta ed irrevocabile proprietà a favore di questa parrocchia ossia del parroco di essa pro tempore la Cantina avanti descritta che dichiara del valore di lire duecento, con tutte le sue ragioni e pertinenze e si e come pervenne in acquisto al menzionato di lei avo Sig[no]r Conte D[on] Carlo Francesco Cozio coll’opportuna clausula del costituto nella più ampia ed efficace forma, e sotto l’osservanza della premessa condizione della celebrazione cioè d’una messa letta e della recita di un Deprofundis nei termini su espressi.

Lo presente accettante e stipulante siffatta donazione il molto Reverendo Sig[no]r Parroco attuale di questa Parrochia Don Alessandro Lusana fu Sig[no]r Gio[vanni] Battista nativo di Alta Villa e qui residente, mentre ne rende alla prefata Damigella Cozio li ben dovuti sinceri ringraziamenti, promette il medesimo, e si obbliga per li suoi di servire al peso cui viene alligata detta donazione, cioè della celebrazione della Messa, e recita del Deprofundis come sovra ed in perpetuo.

Locché stante ed atteso il prefato Sig[no]r Giudice accertatosi mediante la debita a…lorazione, della libera volontà della Sig[no]ra Donante e di non essere dessa stata in verun modo indotta con artifizio, siduzione, od inganno alla donazione di cui sovra, ed avendo in proposito sentito inoltre li signori Molto Reverendo Don Antonio Barberis fu Giuseppe nato in Ottiglio, e residente in Casale, e Carlo Domenico Cassone fu Giacomo nato in Ponzano e domiciliato a Casale entrambi come amici della famiglia stessa Signora Donante in mancanza di Parenti della medesima, ha interposto ed interporra al presente Atto il suo Decreto di omologazione, mandando a me Segretario di riceverlo, come ho infatti ricevuto, scritto, letto, e pubblicato a chiara voce e piena intelligenza di tutti quali sovra non che dalli Signori Guazzo Pietro di Giuseppe nato e domiciliato in Moncalvo, e Giuseppe Bonadonna fu Francesco nativo delle fini di Serralunga, e qui residente, testimoni colle Parti, cogniti, idonei astanti e richiesti, tutti meco sottoscritti.

Per l’insinuazione e tabellione L. 6.50.

Sottoscritti nell’Originale come infra

Matilde Cozio di Salabue

Alessandro Lusana Prev[vost]o

Carlo Domenico Cassone

Guazo Pietro Testimonio

Giuseppe Bonadonna Test[imoni]o

Signor Pejrone Giudice

E manualmente Filippo Castellazzi Notaio e Segr[etari]o

Tenor di fide e Insinuazione

Moncalvo li 8 Marzo 1841 N. 442 a 22 febbraio 1841. Donazione Cozio Damigella Matilde a favor della Parrocchia di Salabue esatto L. 2.90 Sottoscritto …

La presente copia da me Notaio scritta e levata ad uso del Sig[no]r Parroco Lusana in Salabue collazionata coll’originale concorda, in fede

Moncalvo li 22 Marzo 1841

Filippo Castellazzi pubb[lic]o Not[ai]o e Segr[etari]o

[Salabue, Archivio Parrocchiale della Chiesa di Sant Antonio Abate]

 

B – Casale Monferrato, 1841, settembre 23

1841 - 23. Settembre

Donazione fatta dall’Ill[lustrissi]ma Sig[no]ra Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue al Beneficio Parrocchiale di detto luogo.

   L’anno del Signore milleottocentoquarantuno alle ore otto pomeridiane del ventitre di Settembre in Casale Cantone di Levante al primo piano del Palazzo di proprietà, ed abitazione dell’Ill[ustrissi]ma Sig[no]ra Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue posto in Contrada San Paolo, avanti a me Francesco Devecchj pubblico Notaio Collegiato a questa residenza, ed alla presenza degli infrascritti testimonj

   Desiderosa l’Ill[ustrissi]ma Sig[no]ra Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue di promuovere per quanto in lei sta il decoro, e l’onorificenza del culto Divino e di fissare stabilmente il perpetuo adempimento degli oneri infraespressi, come altresì di procurare alla popolazione del luogo di Salabue un distinto vantaggio mediante la residenza in detto luogo di un Vice Curato a beneficio di essa popolazione, ed a sollievo di quel Sig[no]r Parroco entrò in determinazione di donare fra vivi al beneficio Parrocchiale dello stesso luogo di Salabue i beni infraspecificati.

   Per tale effetto rassegnata analoga supplica all’Illustrissimo e Rev[erendissi]mo Monsignor Vescovo di questa Città, e Diocesi ne otteneva sotto il quattro corrente mese favorevole rescritto con autorizzazione all’attuale Sig[no]r Prevosto di Salabue di accettare a nome pure deì suoi Successori la generosa donazione, e con autorevole incarico di adempiere fedelmente a tutti gli obblighi nell’enunciata supplica e qui infra espressa.

   E volendo ora che di tale divisamento a perpetua memoria ne risulti per pubblico atto

   È personalmente comparsa l’Ill[istrissi]ma Signora Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue del fu Sig[nor] Conte Ignazio Alessandro nativa, ed abitante di questa Città, la quale spontaneamente e di sua piena, e libera volontà a titolo di donazione tra vivi ha dato, e ceduto col presente pubblico Instromento da, dona, e cede al Beneficio Parrocchiale del luogo di Salabue, presente, ed accettante per se, e suoi successori l’attuale Sig[nor] Parroco di detto luogo Sacerdote Don Alessandro Lusana del fu Sig[nor] Giovanni Battista nativo d’Altavilla ed abitante a Salabue

   Primo. Un Corpo di Cascina denominata dei Godini della quantità di Moggia ventinove circa di terre coltive prative, vignate, e boschive a corpo, e non alla misura con fabbrica entro stante e tale quale trovasi attualmente affittata a Pietro Pattro per Instromento due Gennaio mille ottocento quarantuno rogato Crivelli insinuato in Moncalvo il primo successivo Febbraio col pagamento di Lire tredici e centesimi ottantasette, situata in parte sul territorio di Ponzano, di cui non esiste Mappa, e parte su quello di Salabue ai Numeri di Mappa 705. 713. 714. 715. 716. 717. 718. 719. 720. 721. 722. 723. 724. 725 ½. 726 ½. 727. 730. 731. 733 ½. 734 ½. 843. 844. 842 ½ 842 1/3 842 ¼. 842 1/5. 842 1/6. 842 1/7. 842 1/8. 842 1/9. 842 1/10. Consorti l’Ill[ustrissi]mo Sig[nor] Conte Sapelli, Giuseppe Andriola, Silvestro Gioia, la Strada Comunale a due, ed il rivo a più lati

   Secondo. Vigna ragione solito al Numero di Mappa 331 consorti a tre lati la restante pezza di terra avente Numeri di Mappa 328 ½. 329. e 330. e Rizzone Francesco della quantità di Moggia due, e stara due.

   Terzo. Vigna ragione Pozzo al Numero di Mappa 332 ½. consorti la restante pezza col Numero 332. e Rizzone Francesco a due tre lati della quantità di Moggia due e Stara quattro, e tavole Sei

   Quarto. Ivi Piccolo sito di tavole quattro, e piedi sei al Numero di Mappa 328 ½. fra le medesime coerenze

   Quinto. Campo regione Pianchella al Numero di Mappa 303. Consorti il Rivo Colobrio metà compreso, il Sig[nor] Conte Sapello, la Strada Pubblica, e l’infrascritta pezza Numero 302. di un moggio, stara due.

   Sesto Ivi Campo da separarsi da Maggior quantità con Mappa Numero 302. di Moggia Sette, e stara sei consorti il Rivo Colobrio il predescritto fondo Numero 303. la strada, e la restante pezza

   Settimo Casa esistente nell’abitato di Salabue composta di una cantina con infernotto, due camere superiormente, un soppalco, ed un sottotetto consorti a Levantem ed a Ponente la Sig[no]ra Donante, a mezzo Giorno ed a mezza notte la Strada pubblica

   Ottavo. ed in fine una Camera fatta costrurre dalla Sig[no]ra Donatrice a totali sue spese in attiguità della Sagrestia della Chiesa Parrocchiale di detto luogo di Salabue per servire di retro Sagrestia unitamente ad altro piccolo membro di Fabbrica ivi annesso

   Dei quali immobili, loro ragioni, azioni, e dipendenze spogliandosi l’Ill[usstrissi]ma Sig[no]ra Contessa Donante ne investe il Sig[nor] Parroco pro tempore del luogo di Salabue sotto la seguente riserva, e colle condizioni infraespresse

   La Signora Contessa Damigella Matilde Cozio si riserva la proprietà però in comune col detto Beneficio Parrocchiale del Pozzo esistente nella prescritta pezza di terra al Numero di Mappa 332 ½ 1 come si riserva altresì il diritto di passaggio inteso nel più ampio significato per la medesima pezza di terra al Numero 332 ½. onde avere accesso ad altri suoi beni boschivi.

   Tale donazione dichiara l’Ill[ustrissi]ma Sig[nor]a Contessa Damigella Matilde Cozio di Salabue aver fatta, e fare sotto la special legge ed espressa condizione al Sig[nor[ Prevosto pro tempore di della Chiesa Parrocchiale, come così per se, e suoi successori promette, e si obbliga il lodato Sig[nor] Parroco Don Alessandro Lusana di celebrare in perpetuo tre anniversari solenni, l’uno cioè il venti febbraio in suffragio dell’anima della fu Sig[no]ra Contessa Antonia Cozio Nata Dalla Valle madre di essa Sig[no]ra Donante, altro il quindeci Decembre in suffragio di quella del fu suo Sig[nor] Padre Conte Ignazio Alessandro Cozio, ed il terzo nel giorno anniversario del decesso allorche avvenga di essa Sig[no]ra Donante; altri tre anniversari comuni cioè uno il nove maggio in suffragio dell’anima della Damigella Vittoria, l’undici ottobre di quella del fu Conte Carlo Rolando, ed il dieci sette novembre di quella della Damigella Irene fratello, e Sorelle della Signora Donante, e tutti li detti sei anniversari previo l’intiero ufficio dei morti: coll’obbligo inoltre della celebrazione, ed applicazione della Messa festiva all’altare proprio di Casa Cozio sotto il titolo di San Carlo esistente nella Chiesa Parrocchiale di detto luogo. In caso poi d’assenza, o d’impedimento del Sig[nor] Parroco sarà permessa la celebrazione di detta Messa all’Altare Maggiore, come pure all’altare della Modonna nelle feste della Medesima.

   Per ultimo e ancora condizione sostanziale della presente donazione che debbano i Sig[no]ri Parrochi pro tempore avere sempre e tener seco loro, e mantenere un Vice Curato debitamente approvato: e nel caso non potesse aver luogo fra loro la convivenza debbano i Sig[no]ri Parrochi corrispondere al Vice Curato l’annualità di Lire cinquecento; e ciò tutto a norma del contenuto supplica e decreto vescovile, di cui in narrativa, e che le parti mandano inserire come fu da me Notajo inserto al presente atto.

   Il prelodato Sig[no]r Parroco s’intenderà fin d’ora immesso in possesso dei beni come sopra ceduti con dichiarazione che quanto alla Cascina dei Godini trovasi attualmente affittata al prenominato Pietro Paltro come risulta dal sopra enunciato Instromento Crivelli cosich lo stesso Sig. Parroco si ritiene fin d’ora come investito di tutti e singoli i diritti 2 risultanti da un tale affittamento di cui egli si dichiara pienamente informato.

   Richiesto io sudetto, ed infrascritto Notajo dalle prelodate Sig[no]re Parti a me cognite ho ricevuto il presente atto, che ho pubblicato, lettone la minuta, e pronunciatone il contenuto a chiara, ed intelligibile voce, a piena intelligenza loro, e dei Sig[no]ri Carlo Cassone fu Giacomo di Ponzano, e Picco Antonio fu Gioanni nativo d’Asigliano, ed ambi qui abitanti testimonj cogniti, idonei richiesti, astanti meco Notajo, e colle prelodate Sig[no]re Parti Sottoscritti

   Per l’Insinuazione, e tabellione esatto alla Regia Tassa

1 332 ½. === 2 attivi, e passivi ===

   Approvasi una cancellatura d’una parola, e del numero 332 ½. occorse nella terza facciata di questa minuta nonche le premesse due postille.

                            Metilde Cozio di Salabue

                            Alessandro Lusana Prep[osit]o

                            Carlo Cassone Test[imoni]o

                            Picco Antonio Testimonio

   Questa minuta scritta dal Sig[no[r Gioanni Beccaria mio praticante è contenuta in due fogli di carta bollata, di cui cinque pagine scritte e tre in bianco. In fede

                                                                       Devecchj Francesco Notajo

L’Inserzione poi consiste in altro foglio di carta bollata allo straordinario, di cui tre pagine scritte ed una in bianco.

                                                                       Devecchj Francesco Notajo

Allegati:

1) Inserzione

Ill[ustrissi]mo e Rev[erendissi]mo Monsignore

Rappresenta ossequiosamente la Dam[igel]la Metilde Cozio di Salabue, unica figlia ed erede del fu Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte Ignazio Alessandro

Che per promuovere maggiormente il Divin culto, e per l’adempimento in perpetuo di alcuni anniversari, e celebrazone di Messe, che la medesima intende di stabilire, siasi determinata di fare, a titolo di donazione inter vivos, un aumento al Beneficio Parrocchiale del sud[dett]to Luogo di Salabue, di una cascina denominata de’ Godini, posta in territorio d’esso Luogo per una parte, e per l’altra sulle fini di Ponzano, composta di fabbrica rustica, campi, prati, vigna, e boschi, talmente uniti che formano un sol corpo, del quantitativo di Moggia 29 circa.

Più due pezze di terra, cioè una vignata, nella regione di solito, al N* di Mappa 331 di M[oggi]a 2.2. l’altra dedonimanta Pozzo, al N° di Mappa 332. P.e di Mog[ggia] 2.4.6. frammediate ai beni di detto Beneficio Parrocchiale, la quale è campiva, oltre N° 328 ½

Più di Moggia N. 1.2 di terra campiva vicino al Beneficio Par[rocchia]le Regione Pianchetta al N° di Mappa 303, e Mog[gia] 7.6. da separarsi dalla maggior pezza 302 in coerenza della sud[det]ta pezza 303. Inoltre d’una casa situata nel Capo Luogo di Salabue, consistente in due camere, ed un soffitto, con cantina disotto, in coerenza della Ricorrente, e strada pubblica, e divisa dalla Casa Parrocchiale per una sol contrada, così del reddito totale di L. 800

E la predetta donazione, col carico al Sig[no]re Preposto, pro tempore, di detta Parrocchiale di tre Anniversarj solenni, con catafalco, cioè, li 20. Febbraio in suffragio dell’anima della fu Sig[no]ra Cont[tess]a Antonia Cozio, nata Dalla Valle, Madre dell’esponente; li 15 Dec[em]bre di quella del fu suo Sig[no]r Padre C[on]te Ignazio Alessandro Cozio; ed il terzo nel giorno anniversario di detta erede; più altri tre anniversari comuni, cioè, li 9 Maggio in suffragio dell’anima della Dam[ige]lla Vittoria, li 11 8bre di quella del fu C[on]te Carlo Rolando; e li 17 9bre di quella della D[amige]lla Irene, fratello e sorelle della Esponente, e tutti li sei detti anniversari previo l’intiero uffizio de’ morti.

Come altresì l’obbligo della celebrazione ad applicazione della Messa festiva all’altare proprio di Casa Cozio, sotto il titolo di S. Carlo, esistente nella Chiesa Parrocchiale di detto Luogo. In caso poi d’assenza, o d’impedimento del Sig[no]r Parrco, sarà permessa la celebrazione di detta Messa all’Altare Maggiore, come pure all’altare della Madonna nelle feste della Medesima.

Finalmente l’Esponente incarica i Sig[no]ri Parrochi, pro tempore di avere per sempre, e di tener seco loro, e mantenere un Vice Curato, debitamente approvato. Pel caso poi che non potesse aver luogo tra li pred[det]ti la convivenza, debbano li Sig[no]ri Parrochi corrispondere al Vice Curato lire cinquecento annue.

Supplicando V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma e Rev[erendissi]ma che presa in benigna considerazione il vantaggio che ne è per ridondare a questa popolazione mediante la residenza nel pred[ett]o Luogo di Salabue del V[ic]e Curato a benefizio di essa, e de Sig[no]r Parroco; voglia degnarsi di approvare la sovra menzionata donazione autorizzando il deg[nissi]mo Sig[no]r Preposto di detta Parrocchia di quella accettare, coll’obbligazione … deì pesi e carichi sovra espressi.

Che della Grazie ec

                                                                       Salabue li 2. 7bre 1841

                                                                                                                                La Supplicante

                                                                                                                       Metilde Cozio di Salabue

 

2) 1841. il 4 Settembre Casale Dalla Cancell[eri]a Vescovile

Visto l’avanti esteso ricorso, ed esaminatone attentamente il tenore

   Considerando che la donazione fatta con cuor veramente grande, e pio dall’Ill[ustrissi]ma Signora Gamigella Metilde Cozio di Salabue, unica, e ben degna figlia superstite, ed erede dell’Ill[ustrissi]mo Signor Conte Alessandre di sempre dolce, e gloriosa memoria ridonda evidentemente non solo a maggior comodo de’ Signori Parrochi pro tempore di Salabue, ma anche a maggior vantaggio spirituale di tutta la popolazione di detto luogo, specialmente per la la sommamente savia, e lodevole disposizione fatta dalla prefata Damigella rapporto alla perpetua residenza di un Vice Curato nello stesso luogo, perciò commendando altamente la verace pietà dell’Ill[ustrissi]ma Signora Donatrice, in virtù del presente ben di buon grado, e con piena soddisfazione dell’animo Nostro approviamo, e confermiamo in ogni sua parte, e sotto tutte, e singole le apposte condizioni la sovra fatta donazione, ed autorizziamo ad un tempo il Sig[no]r Sacerdote Alessandro Lusanna Preposto di Salabue ad accettare, a nome pure de’ suoi successori la generosa donazione, incaricando caldamente, ed autorevolmente il medesimo, e suoi successori di adempiere fedelmente, e con somma diligenza a tutti gli obblighi nel predetto ricorso espressi, e numerati. In fede

                                                                                                                 + Francesco Vescovo

                                                                                                  

                                                                                                                 Sac. Carlo Briatta Ves[covil]e Cancell[ier]e

[Archivio di Stato di Alessandria, Fondo notai Distretto di Casale Monferrato, II versamento, vol. 575, notaio Francesco Devecchi, cc. 415-417v]

 

C – Casale Monferrato, 1841, settembre 23

1841, 23 settembre

Donazione fatta dall’Ill[ustrissi]ma Sig[no]ra Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue all’Ill[usrissi]mo Sig[no]r Conte Giovenale Davico di Quittengo col confesso del di lui Padre Ill[istrissi]mo Sig[no]r Conte Carlo di Quittengo, e Cauzione del medesimo.

   L’anno del Signore mille ottocento quarant’uno alle ore nove di sera del giorno vigesimo terzo del mese di settembre in Casale Cantone di Levante al primo piano del Palazzo di proprietà, ed abitazione dell’Ill[ustrissi]ma Sig[no]ra Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue avanti di me Francesco Devecchi pubblico Notaio, ed alla presenza dei Testimoni infrascritti.

   Ad ognuna sia manifesto, essere passato da questa a miglior vita li quindici Dicembre ultimo scorso l’Ill.mo Sig.r Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue lasciando a se superstite l’unica sua figlia, ed erede universale la Damigella Contessa Matilde, la quale bramando di disimpegnarsi dalla sollecitudine, e cura delli affari temporali per non occuparsi, che di quello dell’anima propria, siasi determinata di devenire – per mezzo di donazione tra vivi alla rinuncia di tutti li suoi beni #, tanto di quelli pervenuti per successione dal prelodato suo Sig[no]r Genitore, quanto di altro, che per qualunque causa, o titolo le abbia potuto derivare, che le possono competere, e le siano per appartenere presentemente a favore del Sig[no]r Conte Giovenale Davico di Quittengo di lei cugino, e figlio primogenito dell’Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte Don Carlo, inseguendo pure in detta sua determinazione l’intenzione manifestata dal predetto Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Padre sotto le riserve, condizioni, ed obbligazioni infra espresse.

   E stante che Sua Real Maestà già sarebbesi degnata con Regie Patenti in data tre Agosto ultimo scorso di concedere al predetto Conte Giovenale Davico di Quittengo la Sovrana autorizzazione di aggiungere al proprio cognome quello di Cozio ed alla Damigella Contessa Matilde di Cozio di Salabue il Reale gradimento a che la medesima rifiutare a favore del predetto Conte Giovenale Davico di Quittengo il titolo Comitale di Salabue.

   Volendo ora le Parti far di quanto sopra risultare per pubblico instromento.

   Quindi è che

   Personalmente comparsa la prefata Ill[ustrissi]ma Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue del fu Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte Ignazio Alessandro nativa, ed abitante della Città di Casale di sua spontanea volontà ha ceduto, e rifutato, come col presente atto rifuta, e cede dietro al Reale aggradimento concessole da Sua Real Maestà con Regie Patenti in data tre agosto ultimo scorso all’0 Conte Giovenale Davico di Quittengo di lei cugino sotto Tenente nel Reggimento Piemonte Reale Cavalleria, figlio primogenito dell’0 Conte Don Carlo nativo della Città di Fossano attualmente stanziato in quella di Savigliano qui presente, e colli sensi della più viva riconoscenza, e gratitudine a quest’atto d’insigne liberalità, e beneficenza accettante col pieno aggradi mento del lodato suo Sig[no]r Padre, figlio questo del fu Conte Silvio nativo, ed abitante di Fossano qui pur presente ai vivi sensi di gratitudine verso la prefata Damigella Contessa Cozio, il predicato feudale, e titolo comitale di Salabue di modo che d’ora innnanzi possa, e debba chiamarsi Conte Giovenale Davico Cozio di Salabue.

   Poscia la suddetta Damigella Contessa Matilde Cozio di Salabue figlia del sumenzionato Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte Ignazio Alessandro di suo libero volere, e spontaneamente ha donato, ceduto e rinunciato, come dona, cede, e rinuncia a favore del prelodato Sig[nor] Conte Giovenale Davico di Quittengo come sovra accettante per se, e suoi discendenti, tutti e singoli li suoi beni # tanto quelli, che li sono pervenuti dalla successione del fu Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue suo Sig[no]r Padre, quanto di ogni altro che in qualunque modo, e per qualsiasi titolo, o causa le abbia potuto spettare, e possa in ora appartenerle con tutti li diritti, ragioni, azioni, e sotto la riserva, e colle condizione, ed obbligazioni seguenti.

   Primo. Il predetto Conte Giovenale Davico di Quittengo avrà dalla data del presente instromento la piena proprietà di tutti li beni come sovra donati, e ceduti.

Però il suddetto 0 Conte Don Carlo Davico di Quittengo avrà la piena, e libera amministrazione di tutti li suddetti beni per tutto qual tempo, che giudicherà conveniente, e che gli sarà beneviso, e ciò senza alcuna obbligazione di resa di conto ma bensi quella di rendersi 1 mallevadore per la pattuita somma di lire cinque mila di cui infra.

   Secondo. Sarà il detto conte Giovenale Davico di Quittengo tenuto, ed obbligato 2 di pagare alla Sig[no]ra Damigella Contessa Cozio od a chi per essa l’annua somma di lire cinque mila la vita naturale durante di essa Sig[no]ra Contessa Donante a semestri anticipati da computarsi dalla data del presente instromento in buone monete metalliche sonananti per il decoroso mantenimento di sua illustre persona, e della gente di suo servizio 3 e per di lei minuti piaceri, e la predetta somma di lire cinquemila fargliela pagare in qualunque luogo siasi la suddetta Sig[no]ra Contessa Cozio di Salabue per ritrovarsi.

   Terzo. La suddetta Sig[no]ra Donante si riserva il diritto di uso, ed abitazione nel senso della legge di un appartamento nel suo Palazzo di Casale a libera di lei elezione, e l’abitazione nel suo Castello di Salabue con poter occupare tutte quelle camere, e membri che stimerà a proposito, lasciando però un conveniente alloggio per la famiglia Davico con rimanere in comune tra essa Sig[no]ra Contessa e la predetta famiglia Davico la Tribuna sopra la chiesa Parrocchiale, li giardini, e viali.

   Quarto. Facendo la sua dimora od in Casale od Salabue avrà essa Sig[no]ra Donante l’ampia facoltà di servirsi di tutti li generi, prodotti, e frutti, che si ricaveranno da essi beni tanto in commestibili, che combustibili per il di lei proprio uso, e mantenimento quanto per quello della gente di suo servizio di casa, ed in tal caso l’annua somma di lire cinque mila sarà diminuita di lire ottocento, e così fissata a sole lire quattromila duecento pagabili come sopra.

   Quinto. Qualora stimasse di ritirarsi in qualche Comunità Religiosa per vivere od in qualità di Convitrice, o di Religiosa debba esso Sig[no]r Conte Davico 4 pagarle la richiesta somma per detta Sig.ra Contessa, e la di lei Cameriera, inclusivamente però la detta somma di lire cinque mila.

   Sesto. La predetta Sig[no]ra Contessa Donatrice si riserva inoltre il Capitale di lire cinque mila onde disporne nel modo che stimerà a proposito anche per Testamento.

   Settimo. Dalla data del presente atto sarà il Conte Giovenale Davico di Quittengo tenuto di soddisfare tutti li carichi pubblici, e contribuzioni, li debiti che ancora fossero a pagarsi a salariati, come pure altri di qualunque natura, ed al Signor D[on] Bernardino Annibaldi la somma, che da progetto di convenzione accettato dalla fu Donna Irene Annibaldi nata Cozio di lui madre venne fissata per le pretese ragioni sull’eredità del fu Sig.r 6 Lodovico Cozio, come pure quanto sulla predetta eredità sara per spettare alli fratelli, e sorelle Davico di Quittengo, e tacitare inoltre chiunque possa aver giustificati diritti al fidecomisso instituito dal Conte Giacinto Cozio di Salabue e le riparazioni, che si occorreranno di fare alle fabriche civili, e rustiche, saranno pure a totali spese del Prelodato Donatario,

   Ottavo. Saranno detto Conte Giovenale Davico, suoi eredi, e successori obbligati di mantenere per sempre in buono stato l’altare sotto il titolo di San Carlo esistente nella Chiesa Parrocchiale del luogo di Salabue di proprietà della famiglia Cozio, e che resta pure compreso nella presente donazione e provvedere tutte le suppellettili necessarie, e che col tempo occorreranno al decoro e conveniente ornamento di detto altare,

Quanto di far celebrare la Messa cantata colla Benedizione del Venerabile in detta chiesa Parocchiale nella festa di San Giuseppe, e di San Carlo secondo il Consueto con corrispondere al Sig[no]r Prevosto la dovuta elemosina.

   Nono. Spetterà pure ad esso Conte Davico la custodia degli ornamenti della statua della Beata Vergine del Rosario esistente nella predetta Chiesa Parocchiale di spettanza detta statua della famiglia Cozio.

   Decimo. Dichiarano le Parti, che il valore 9 della presente donazione ascende alla complessiva somma di lire cento ottant’un mila lire.

   Undecimo. Si riservano le Parti di far seguire la prescritta omologazione.

Richiesto io suddetto, ed infrascritto Notaio dalle prelodate Ill[ustrissi]me Sig[no]re Parti a me cognite ho ricevuto di quanto sopra il presente pubblico atto, che ho ricevuto, pubblicato, lettone la minuta, e pronunciatone il contenuto a chiara, ed intelligibile voce a piena loro intelligenza, ed alla presenza delli Sig[no]ri Carlo Cassone fu Giacomo nativo di Ponzano e Beccaria Gioanni del vivente Luigi nativo di Vignale ed ambi in questa Città residenti Testimoni noti, idonei, richiesti, astanti e sottoscritti con me Notaio, e colle prelodate Illustrissime Sig[no]re Parti.

Per l’Insinuazione, e Tabellione esatto alla Regia Tassa

# immobili

0 Ill[ustrissi]mo Sig[no]r

1 col peso di rendersi com’egli in forza del presente atto si rende in rilievo del prelodato suo figlio

2 com’egli unitamente al lodato suo Sig.r Padre promettono, e si obbligano

3 di casa

4 com’egli si obbliga pagare unitamente alle dette lire cinque mila anche quall’altra maggior somma, che occorrerà pre l’ingresso dell’Ill.ma Sig.ra Donante, e sua Cameriera

6 Padre

9 dei beni che sono oggetto

   Accettano le Parti una cancellatura di una parola occorsa nella seconda pagina, altra simile di una parola nella terza, altra di tre parole nella quarta, altra di ventidue parole nella quinta ed una di una parola nella sesta pagina di questa minuta non che le premesse otto postille, delle quali la prima dupplicata, e la seconda triplicata

Matilde Cozio

Giovenale Davico Cozio di Salabue

C[on]t[e] D[on] Carlo Davico di Quittengo

Carlo Sassone Teste

Beccaria Gioanni testimonio

   Questa minuta scritta dal Sig[no]r Antonio Gino mio praticante è contenuta in due fogli di carta bollata di quattro pagine caduno, di un sette e mezzo scritte ed il resto in bianco, In fede

                                                                                                                 Devecchi Francesco Notaio

[Archivio di Stato di Alessandria, Fondo notai Distretto di Casale Monferrato, II versamento, vol. 575, notaio Francesco Devecchi, cc. 421-424v]

 

D – Casale Monferrato, 1847, Giugno 14

14 Giugno 1847

Verbale di presentazione di Testamento sigillato dell’Ill.ma Signora Damigella Matilde Cozio Salabue.

L’anno del Signore mille otto cento quarantasette, ed alli quattordeci del mese di Giugno alle ore dieci francesi del mattino, In Casale ed in una camera al piano nobile della casa del Signor Ingegnere Bossi, sotto sue notorie coerenze, cantone di Levante, contrada di San Paolo, ed ivi alla mia presenza, e Testimoni infrascritti, noti, e cogniti colla sullodata Signora Consegnante.

Personalmente costituita nanti me Regio Notaio l’Ill[ustrissi]ma Signora Damigella Matilde Cozio Salabue, fu Ill[ustrissi]mo Signor Conte Alessandro, nativa, ed abitante di questa città, la quale, essendo sana di mente, vista, loquela, udito, ed intelletto, e così nel perfetto uso di tutti i suoi sensi, ha presentato, e così nel perfetto uso di tutti li suoi sensim ha presentato, come presenta a me Regio Notaio alla presenza degli infrascritti Testimoni un plico chiuso, cucito con seta color verde, e sigillato con cinque sigilli di cera Lacca, detta di Spagna, aventi una croce, corona, mano, e quattro righe;

e nel consegnarmi tale plico la prelodata Damigella Cozio Salabue dichiarò a me infrascritto Regio Notaio all’udito, e presenza degli infrascritti Testimonj contenerne il di Lei Testamento scritto, e sottoscritto di proprio pugno, e carattere, per cui Io Regio Notajo infrascritto ne feci redigere il presente verbale di consegnazione.

   Interrogata, e persuasa la prelodata signora Testatrice a voler lasciare qualche cosa alli Ospedali dei Santi Maurizio, e Lazzaro della città di Torino, od a quelli di Carità di questa città, o provincia, ha risposto, e risponde non poter lasciare cosa veruna.

   E richiesto Io infrascritto Regio Notaio ho ricevuto, letto, e pubblicato il presente Atto di consegnazione di Testamento Sigillato, pronunciandone il medesimo a chiara, ed intelligil’ voce in presenza della prelodata Signora Testatrice consegnante, ed in presenza delli signori Geometra Maurizio Bezzi, fu Signor Notaio Vincenzo, nativo di Cereseto, Causidico Evasio Destefanis, fu Signor Domenico, Orefice Giuseppe Galleani, fu Sig[nor] Notaio Giovanni Battista, e del di Lui figlio Domenico, e Giovanni Liprandi, fu signor Pietro, tutti quattro nativi di questa città, e quivi residenti, unitamente al Signor Geometra Bezzi, Testimoni richiesti, informati del contenuto nel presente Atto, e sottoscritti colla sullodata Signora Testatrice consegnante.

Per l’insinuazione, e Tabellione alla Regia Tariffa.

Metilde Cozio = Maurizio Bezzi Test[imoni]o = Evasio Destefani Test[imoni]o = Giuseppe Galleani Tes[timoni]o = Domenico Galleani Tes[timoni]o = Gio[van]ni Liprando Testimonio.

La presente Minuta contiene un foglio di carta bollata al plico entro stante, e scritto numero due facciate di rattere del Sr Domenico Galleani sotto il mio dettame; ed in fede mi sono manual[ment]e sott[oscrit]to

                                                         Notajo Lorenzo Bezzi

 

Testamento sigillato di me Metilde Cozio, nata in Casale li 24 Maggio 1787. Unica figlia vivente del fu Conte Ignazio Alessandro Cozio, morto ab intestato li 15. Decembre 1840. Premessa la donazione fatta de’ miei beni stabili al C[ont]te Giovenale Davico di Quittengo, mio cugino, con Istrumento in data 23. 7.bre 1841. in cui però mi riserbai il capitale di lire cinque mila da poter disporre anche per testamento, oltre l’annuale pensione.

Io sottoscritta, riflettendo quanto è incerta l’ora della morte, secondo c’insegna il Santo Vangelo, e le frequenti morti improvvise ce lo fanno toccar con mano; e che anche sopposta un ultima tranquilla malattia, non esser quello il tempo di occupar la mente negli affari terreni; ma quelle deboli forze intellettuali e corporali che allora rimangono esser meglio impiegarle tutte a ben fare quel temendo passaggio, che decider dee della nostra sorte eterna; mi sono determinata di disporre presentemente la mia eredità, che Dio mercé, mi trovo sana di mente, vista. Loquela, udito, ed intelletto, e così di tutti li sentimenti del corpo, onde, dopo d’essermi raccomandata all’Altissimo Iddio, a Maria Vergine Santissima, ed ai Santi miei Protettori, dispongo come segue.

Seguito che sarà il mio decesso, quando a Dio piacerà, intendo che il mio corpo sia sepolto con quella pompa funebre adattata al mio stato e condizione, con Messa cantata ed ufficio intiero de’ defunti presente cadavere, e sia questi collocato, se il nostro Sovrano, e Monsignor Vescovo, o Vicario lo permetteranno, nel tombino sotto la Chiesa Parrocchiale di Salabue, dove sono già sepolti i miei amati Genitori; ed inoltre desidero mi si favviano celebrare cinquecento Messe lette da requiem nel termine di sei mesi dopo la mia morte, incaricando l’infrascritto mio Erede a tanto far eseguire, come pure i seguenti Legati.

Lego e lascio a Maria Patrucco di S. Germano, mia cameriera, od a quella mi servirà in tale impiego all’epoca della mia morte lire mille e cinquecento ripartitamente come segue, cioè lire cinquecento fra lo spazio di otto giorni dopo il mio decesso, altre simili al termine d’un anno, ed altre uguali nell’anno seguente; non sono compresi i denari alla medesima appartenenti, lasciatimi in custodia in una maglia, di cui vi è la memoria del contenuta nella stessa maglia, e ne tiene il doppio la stessa Maria Patrucco, i quali denari si dovranno subito dopo il mio decesso consegnare, se essa assicurerà, con semplice parola, non averli ancora ricevuti. Più lascio alla medesima tutto quel che siegue, cioè:

I due terzi dello spoglio delle mie vestimenta e lingeria personale, come camicie, calze, fazzoletti, cotini, scial ec. Più lenzuoli paja dieci, cioè, P[aj]a quattro da tre tele, P.a Due da quattro tele, e P[aj]a quattro da due tele e mezza. Fodrette dodici. Mantili quattro, cioè due grandi e due piccoli. Serviette trentasei, cioè ventiquattro da tavola simili ai mantili sud[det]ti, e dodici più lunghe di mano. Una dozzina di sugamani, ed una dozina di Fodeloni, ossia grembiali da cucina. Coperte da letto otto, cioè catalogne, ossia di lana bianca sue; di pelluccia una; trapponta una; di fioretto due, bianche di bandera due. Trappontini due. Tappeti due. Tendoni da porte due. Ridò paja sei. Ridolini p.a due. Letti compiti due, cioè con pagliaricci, materazzi, capezzali; e cuscini quattro, e forni menti per un letto montato ossia coperto. Più il lettino di ferro con pagliariccio, materazzo, due capezzali e sue coperte. Sedie di paglia belle dodici. Tavole grande una; tardini due. Burò due. Scrivania una. Scansia a due piani una. Cantonere di noce due. Un burolino a tanti tiretti. Un paravento. Un inginocchiatoio con chiave. Un inespatojo o guindolo. Un parafuoco con piedestallo. Un molino da caffè. Un fogone e suo arnese per abbruciare il caffè. Coprifuochi ossia brande nari paja due, Molli p[aj]a due e Pallette due. Ferri da sopresare quattro. Batteria ossia attrezzi di cuicno che presentemente in casale, sia l’antica che la nuova. Una lucerna. Mochette un paja. Caffettiere due. Cioccolatiere due. Scabelli due. Candelieri di platina due Bougeoir ossia lumetta portatile una. Caraffe di vetro due. Bottiglie piene di vine nero cinquanta, e di vino bianco dodici. Maiolica bianca tondi dodici, scodelle sei, tarina una; grilletti o piatti da salza e pietanza due, Una brocca col suo bacile. Tazze di porcellana sei. Bicchieri sei. Cabapi o Sofà di paglia co’ suoi cuscini lunghi con fodera bianca e rossa. Cadregone antico foderato verde. Guardarobbe due. Ed un Guardaveste. Bauli due. Il pendulino portatile detto di viaggio. Due orechini d’oro fatti ad anellino. Due posate d’argento, un cucchiajo da salza, e due cucchiaini da caffè il tutto d’argento oltre le posate d’ottone comprese nella batteria da cucina di cui si è parlato retro. Quadri quattro, quadretti piccoli di divozionem e Reliquie, a scielta della medesima cameriera. Quei libri di divozione in cui sarà scritto il suo nome. La prima raccolta della vita de’ Santi del Massini in dodici volumi. Il pane quotidiano dell’anima in quattro volumi. Legna di quercia o rovere una tesa, e cento fassine simili. Come pure si consegnarà alla medesima quei mobili, e vestimenta ch’essa assicurerà con semplice parola essere già di sua spettanza prima dell’epoca di mia morte, ancorché ritirate insieme alle mie cose.

Lego e lascio a Lucia Gagliardone mia Cuciniera, o a chi si troverà in tal impiego a servirmi all’epoca del mio decesso come segue cioè:

In denaro lire mille, ripartitamente, cioè un terzo fra otto giorni dopo il mio decesso, un altro terzo nel termine dello stesso anno, e l’altro terzo l’anno seguente. L’altro terzo dello spoglio delle vestimenta e lingeria personale avvanzato da quanto si sarà scielto la Cameriera come si è detto retro. Lenzuoli paja sei, cioè due da tre tele e P[aj]a quattro da tele due e mezzo. Fodrette sei. Mantilazze o mantili ordinari quattro. Serviette dodici. Sugamani dodici. Fodeloni dodici- Ridò Paja due. Coperte da letto cinque, cioè una di peluccia, una di colore, una bianca, una di lana detta catalogna, una Trapponta. Un tendone. Un paja di cop[r]ifuochi, un paja molle ed una palletta. Un calamaio di latta.

Una lucerna. Un Bougeoir o lunetta portatile. Due candelieri di stagno. Due caffettiere. La Batteria di cucina ch’essa adopera in Salabue per me. Un letto compreso un pagliericcio, un matarazzo con suo capezzale, e due cusini. Sedie di paglia (ossia di legno, con sedile in paglia, e lo stesso intendasi di quelle di cui si è parlato retro riguardo alla cameriera) sei, un Tavolino, una tavola da cucina, una Credenza, un Burè- Guardarobbe due di cui una per le vesti. Uno sgabello. Libri: la seconda raccolta della vita de’ Santi del Massini in dodici volumi. Meditzioni per la Comunione del P[adre] Cesare Franciotti, in tre volumi; l’Uffizio della B[eata] Vergine con Custodia. Bottiglie di vino, e legna come si è detto retro per la cameriera. Un anellino d’oro con piccola pietra. Si consegnerà pure alla medesima subito dopo il mio decesso tutto quanto essa assicurerà essere già prima di essere di sua spettanza.

Lego e lascio alla Domenica Bergero che ci ha servito in qualità di Governante a Salabue lire trecento fra lo spazio non più lungo di un mese.

Lego e lascio a Giuseppe Bacco sarto che custodisce il Castello di Salabue per mio conto lire cinquecento fra un mese, se sarà ancora ivi in tal impiego all’epoca della mia morte.

Lego e lascio ai coniugi Giuseppe e Margherita Buonadonna di Salabue lire cento ciascuno nello spazio d’un mese dopo il mio decesso.

Lascio ai poveri di Salabue lire cinquecento da consegnarsi al Sig[no]r Parroco di detto luogo, per istituirne un censo per la reggenza de’ poveri, se ivi non sarà ancora istituito, e se già lo fosse si uniranno le suddette lire ad esso capitale, e l’interesse verrà dal medesimo Sig.r Parroco distribuito a detti poveri, o in denaro, od in comestibile, o in vestiario, od in medicamenti secondo ch’egli giudicherà più opportuno, e dando sempre la preferenza agl’impotenti al lavoro per età avanzata, o per malattia, ed a quelli che sono carichi di numerosa e piccola figliolanza.

Lego e lascio a povere famiglie della Parrocchia della Cattedrale di Casale lire trecento da ripartisi in tre anni.

Lego e lascio ai poveri che accompagneranno il mio cadavere alla Parocchiale Chiesa, ed assisteranno alla Messa cantata ed esequie lire due cento.

Lego e lascio al Sacrista della Parrocchia di Salabue, per preparare secondo si è usato fin ora, l’altare di S, Carlo un censo di lire trecento da rimettergli però il solo interesse annualmente.

Lego e lascio alla società della Propaganda Fide lire mille, cioè lire diciotto sol[di] 4 per sette membri o associati della decina di Salabue (comprendendo Maria Patrucco, Lucia Gagliardone, Cristina Rizzone, Antonia Sorbone, ed in mancanza di queste, e per compire il numero di sopra detto di associati si metteranno altri individui di detto luogo dei più poveri) per anno, onde ve n’è per cinquantaquattro anni e l’avvanzo di L 17.4. è pure alla detta opera essendo comprese nelle suddette lire mille.

Lego e lascio alla Scuola normale delle Figlie lire cinquecento.

Lego e lascio alla Scuola normale infantile da pochi anni eretta in questa città lire cinquecento; così le ambidue sudette scuole intendo sieno della città di Casale.

Lego e lascio a povere famiglie le più necessitate della Parrocchia della cattedrale di questa città lire trecento (queste per isbaglio sono duplicate).

Lego e lascio al convento dei Capucini della Madonna del Temp[i]o, vicino a Casale come segue, Lenzuoli fini P[aj]a sei, di non meno di tre tele; Fodrette dodici, Mantili damascati grandi due; Serviette da tavola simil opera doz[zin]e due; Altre da mano una dozzina.

Lego e lascio alla Chiesa Parrocchiale di Salabue per servire alle funzioni solenni di detta Chiesa il Bacile colla sua Brocca, ambidue d’argento. Più due Quadri rappresentanti l’uno l’adorazione dei Magi, l’altro la fuga in Egitto. Una Guardarobba per la retro sacristia.

Lego e lascio il pendulo d’ottone con capanna di vetro al Curato della Parrocchia di Salabue, ossia vice Parroco, per suo uso soltanto, finché sta in tale impiego, e così trasmettersi a quello che vi sottentra.

Lego e lascio al Conte Giovenale Davico Cozio come segue: Otto posate d’argento; un cucchiarone rotondo da minestra; quattro cucchiaji da salza: otto cucchiaini: una Caffettiera, una Zuccheriera, il tutto d’argento. La Medaglia d’oro coll’impronto di S. M. nostro Sovrano, collocata in una custodia nera. I quadri della famiglia Cozio, varj de’ quali sono in Casale nel mio appartamento; e due grandi, cioè l’arma di Casa Cozio, e quello del Presidente che li ritiene il Sig[no]r Ingegniere Bozzi, che ha comperato il Palazzo già da me donato al sudetto Conte Davico; e tutti gli altri quadri che si trovono nel castello di Salabue, non eccettuati dagli anzidetti legati, o da posteriore mia disposizione; cioè tanto che i quadri quanto gli altri mobili che si troveranno all’epoca della mia morte in detto castello, salvo quelli già disposti e legati, non solo in questo testamento, ma anche in altra posteriore mia disposizione, saranno appartenenti al medesimo. La Majolica ivi esistente colle stesse condizioni. Così pure dei Libri colà esistenti; e della Lingeria che vi si troverà, sempre inteso che non resta in tutti questi capi compreso, come si è già detto, i legati fatti, e da farsi.

Lego e lascio il prezzo dei Violini ed altri istrumenti musicali di mia spettanza che si troveranno in Milano presso il Sig[no]r Cav[alier]e Giuseppe Carli Banc[hier]e ivi o chi farà per lui all’epoca del mio decesso in altrettante Messe in suffragio dei Defunti.

Lego e lascio tutte le suppellettili già ad uso della Chiesa Parrocchiale di Salabue cioè non solo quella per l’altare di S. Carlo, ma eziandio quelle per gli altri altari di detta chiesa già da me donati; e tutto quello destinato all’ornamento della B. V. del Rosario, come il Manto ricamato in oro: quattro candeliri di platina o d’argento, la scatoletta degli ornamenti della detta statua; le tovaglie; i fiori …

In tutti li miei beni poi stabili che mobili, crediti, ed azioni, ovunque sieno, ed essere si ritrovino, detratto quanto dianzi legato, nomino ed istituisco in mio Erede universale l’Ill[lustrissi]mo Sig[no]r Marchese Giuseppe Rolando Dalla Valle Agnelli Maffei, fu Vincenzo Lelio, nativo di Mantova ma ora domiciliato e possidente nel Monferrato; intendendo ch’esso sia il mio Erede, e che adempisca in tutto la precisa mia volontà e Testamento; come pure indendo che eseguisca come se fià fossero inseriti in questo Testamento tutti quei legati che lascierò scritti in carta bollata, e da me sottoscritti, all’epoca della mia morte. Inoltre se a tal epoca le anzidette Cameriera e Cuciniera non saranno già provvedute d’alloggio, prego il sudetto Erede di ritirarle in casa sua per sei mesi, coi mobili ad esse da me come retro lasciati loro; e di dar loro un conveniente mantenimento per ugual tempo se non troveranno prima un buo Padrone da servire.

Mi racomando finalmente alle fervorose orazione si del sudetto piissimo Erede, che di tutti coloro a cui saranno rimessi gli anzidetti legati, anche pe’ miei amati Genitori, affinché tutti ci vediamo nella celeste Patria a godere e lodare per tutta l’eternità la SS. Trinità, Gesù, Maria SS. E tutti i Santi e Così sia.

Ed in fede mi sono qui sottoscritta Metilde Lelia Cozio di Salabue

Da Casale, nel mio appartamento pian nobile, camera di mezzo, li ventinove Maggio mille ottocento quaranta sette.

* Aggiungo io Matilde Cozio questa postilla in caso che il sudetto nominato Erede non potesse o non volesse accettare, colui che l’accetterà intendo adempia esattamente tutti i sudetti legati; inoltre se alcuni dei detti legati non si potessero secondo la legge effettuare riguardo al tempo determinato in questo Testamento, intendo lo sia distribuito in totale. Riguardo poi alle anzidette cameriera e cuciniera si dovranno riguardare come attualmente al mio servizio finché non ne abbiano avuto licenza per iscritto.

Casale li 14 Giugno 1847. Dico quattordici Giugno sudetto anno

                                                                                                                                              Metilde Cozio

(Al margine di ogni pagina del testamento v’è la seguente iscrizione manoscritta relativa all’apertura del testamento: .. Balzola 10 Aprile 1853 firma illeggibile)

[Archivio di Stato di Alessandria, Fondo notai Distretto di Casale Monferrato, III versamento, notaio Lorenzo Bezzi, v. 6]

 

E – Salabue, 1853, aprile 6, Atto di morte di Matilde Cozio di Salabue

ATTI DI MORTE

  1. 3

Cozio Matilde

L’anno del Signore mille ottocento cinquanta tre ad alli sei del mese di Aprile nella Parrocchia di St Antonio Abbate Comune di Salabue è stata fatta la seguente dichiarazione di decesso.

   Il giorno sei del mese di Aprile alle ore due del mattino nel distretto di questa Parrocchia, casa Davico-Cozio munita dei santi Sacramenti della Penitenza, Viatico ed olio S[ant]o è morta Matilde Cozio Contessa di Salabue d’età d’anni sessantotto di professione benestante nativa del Comune di Casale domiciliata nel Comune di Salabue … figlia del fu Conte Ignazio … e della fu Cont[ess]a Ant[toni]a Dalla Valle

   Dichiaranti Giuseppe Bacco d’età d’anni cinquantasei domiciliato in Salabue e Cleto Ferraris d’età d’anni sessantasei domiciliato in Salabue.

Firma del primo testimonio Giuseppe Bacco

Firma del secondo testimonio Cleto Ferraris

Il cadavere è stato sepolto il giorno otto del mese di Aprile nel cimitero di questo Comune.

                                                                                                                  Firma del Paroco

                                                                                                      Giuseppe Vigliani V[ice] Parroco

[Archivio Storico Diocesano di Casale Monferrato, Serie Registri Parrocchiali, Faldone 131, 1853, n.6, lettera S].

 

F – Salabue, 1853, Aprile 6 – Giuseppe Bacco a Teresa Davico di Quittengo, Torino

Ill[ustrissi[ma Sig[no]ra Contessa

                                                                                                                                              Salabue li 6 Aprile 1853

Con tutto questo questo imbroglio gli mando a dire la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma che ho sentito dalla Creada Maria, che ha saputo in modo segreto che li erede di Madamigella Cozia, è il Marchese Dalla Valle, ho aspettato questa sera a notificargli questa cosa, finche avessi veduto Gandiano di ritorno da Torino, ma adesso non posso più tardare perché credo sia una cosa importante e che la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma abbia piacere di saperla, onde il testamento le ha fatto a Casale dal Sig[no]r Notaio Bezzi, e questo è sigilato perciò li erede devo andare rilevarlo, e io non posso fare niente, altro che vigiolare quello che in Castello, il fondo che a Madamigella non si tocca afinché sia verificata la Cosa. Riguardo la fonzione della defunta si farà forse venerdì, farò il tutto possibile per fare le cose bene, ma mi resto un poco imbrogliato per la spesa, ma ciò non ostante mi ingegnerò a provedergli che spero il Sig[no]r erede pageranno.

Hoggi sono andato a Moncalvo dal Sig[no]r Nichetto prendere la cera in N. 80 Candele, cioè metà due libbra per cad[dauna] e l’altra una libra da soministrare per tutti quelli si sono invitati.

Questa matina il Sig[no]r Prevosto a mandato un espresso a Casale con la suplica dal Vescovo e dal Sig[no]r Intendente per ottenere la permisione da mettere il Cadavere in Chiesa, ma non li anno permesso perciò li suplicherà il Sig[no]r Marchese se potrà ottenere dal ministero. Il Gandiano è rivato a casa ore 10. di sera con la lettra e le carte mi a mandato il Sig[no]r Conte, e oggi ho ricevuto la sua che il quale non tiene il corrente per dare nuove, ma io ne avrebbe mandate la Sig[no]ra Dam[igella] mi la mai permesso perciò mi riservo di mandarne presto la riverisco con premura e sono

                                          umile servitore

                                          Bacco Giuseppe

[Castello di Salabue, Archivio Davico di Quittengo; per cortesia di Tomaso Davico di Quittengo]

 

G – Salabue, 1853, Aprile 9 – Giuseppe Bacco a Carlo Davico di Quittengo, Torino

Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte

                                                                                                                                              Salabue li 9 aprile1853

Il giorno ieri si è dempiuto l’onere d’una fonzione per la Defù Sig[no]ra Damigella, perciò mi ne faccio dovere per dare nuove alla S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma, che il quale ho procurato con tutta la mia possibilità per onnorarla, primo noi labbiamo messo nella sala di mezzo di sopra la tavola coperta di lutto biancho ornata di fiore e bindello ogni collore. un bel grandioso Capelino di sopra il cadavero. dopo è venuto i Sig[no]ri Padre Crea a ore 7. Mat[tina] a dire l’officio presente cad[auno] con le torce accese; terminata lorazione le Sig[no]ri P[adri] anno preso il cafè che a proveduto la Creada Maria. Dopo a ore 9 ½ è venuto la Processione tutto il popolo del Paese i confratelli e sette frati e sei sacerdoti. Le figlie vestito di bianco vi errano 29. cioè sei portarla con le faccie, e 22. con la candela e una con la Croce. Il Sig[no]r Prevosto a pena intonato il Salmo Deprof[undis] è venuto un certo commozione nel cuore a dovuto piovare non ha potuto cantare e ha sempre piovato tutto il tempo della sua Messa. La Processione se fatta in torno la …, vi errano sei primi membri della Comuna, se poi intrato in chiesa tutto preparato con il primo piano dal Cadaletto era tutto ornato di Cera accese. anno cantato li tre … l’officio e la messa parata. terminata la fonzione sono andato tutti in processionalmente al Cimiterio con quatro prete a cantare li esequem, e poi se messo la Cassia nella tomba vicino la porta a tacco il muro, questo è fornito.

Il Sig[no]r Prevosto a dato il pranzo li Sig[no]ri Preti e Sig[no]ri Padri, e questa spesa mi data il conto da imporlare lo metterò sul carico della spesa.

Riguardo la cera che ho preso vi sono circa … 5. cioè quelle candele che aveano le figlie e confratelli e quelli che aveano la Comuna, si sono recolte tutte, e ho colocato in una camera in castello. Di questa mi diranno poi a chi devo darla o la cesa o portarla i medesimi speziale, il resto l’anno tenuto a chi aspettava.

Il Sig[no]r Segretari Dallavalle a mandato un espresso ques oggi per levare una fede a Casa parochiale per la defù Damigella, e poi è andato subbito a Caresetto a Dargli aviso il Sig[no]r Notaio Bezzi, che vada subbito a Casale per dare comunicazione del Testamento a vanti il Sig[no]r Giudice. adesso si vidrà da a giorno che affetto che si farà. Le due ancelle si ricomandano alla Sig[no]ra Contessa che adesso anno tutta la lingeria spariliata, e avrebbe bisogno fare la Bugada, ma non sanno cosa fare per linterodì che e sono desolate piorano ne mangiano e ne meno dormire sono sperse e locche e stanno una spettativo di qualche risoluzione per sapersi rigolare.

La Comuna anno spedito il convocato al Sig[no]r Indendente per comprare la Casa vechia dal Sig[no]r Prevosto, ma fin ora non cé nessuna permizione, perciò estato occasione di parlare insieme con il Sig[no]r Sindaco per altre cose, e mi a fatta questa confidenza con dirmi se la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma se volesse vendere la Casa detto Martino, e che darebbe vorontiera lire milla e trecento franchi, ma io non sono autorisato perciò lazio la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma se lo permete.

Oggi ho ricevuto la Sua lettra, il quale che tutto quello che potrò occorre non mancherò dal mio dovere per sempre manifestargli tutte le nuove.

La spesa che ho fatto in ques occasione la tiene separata. In fretta sono a umiliarmi alle suoi Comandi di V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma mi protesto di essere

 

P.S. Il Sig[no]r Prevosto avea prontato un discorso per la medesima defu. e poi non a potuto farlo

                                                                                                                                Umil.mo Servitore

                                                                                                                                Bacco Giuseppe

[Castello di Salabue, Archivio Davico di Quittengo; per cortesia di Tomaso Davico di Quittengo]

 

H – Salabue, 1853, Aprile 12 – Giuseppe Bacco a Carlo Davico di Quittengo, Torino

Ill.mo Sig.r Conte

                                                                                                                                Salabue li 12 Aprile 1853

Jieri a ore 9. Mat[tina] e rivato il Sig[no]r Segretari Dallavalle in Compagnia con il Sig[no]re Causuto Ganova, e anno portato una copia esenziale del Testamento della Sig[no]ra Defu. il quale mi a detto che il tes[stament]to superiore li a spedito subbito il Sig[no]r Marchese a Torino. Di questo credo a ques ora saprà la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma i ligate che a lasciato. Donque la prima cosa che a publicato sono i legato dalla Creda Maria, e quelle di Lucia, e tutto in seguito, dopo anno cuintato tutto il danaro e di questo non sò la detta somma cosa importava, li anno scritto tutto cosa per cosa, ma il conto del importare non han fatto, e questo danaro l’anno portato via. Dopo se diviso la argenteria il quale una parte di sua spettanza di V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma ho ritirato 10 otto possade compide otto cuziarino da cafè quattro cuchiaio da sansa un chuchiarone una caffitiera e sucherera e una medaglia oro e questo è tutto sotto chiave e nel suo appartamento. Laltra parte poi ne a dato la Crada quello che a lasciato, e tutto quel che se vansato li anno portato via, e come pura le due orlogio e tre medaglie.

Il Sig[no]r Segretari mi a detto che sabato di questa torna venire a Salabue, a verificare altre cose cioè dalle carte scritte a di libro e mobili e lingeria, di questo vedrò la cosa come anderà. La Creda Maria ha una copia esenziale tes[stamen]to fatto dalla Sig[no]ra Defu. 1847 mese giugno, il quale ho richiesto per pochi gior[ni] per mandarla a Torino da leggere la V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma tutti i legate che a lasciato, ma non i ha dato perché ha bisogno per sabato da riconoscere tutto quello che a lasciato

Io avverei detto varie cose a sentire puplicare il tes[stamen]to ma sarei stato troppo lungo per dargli comunicazione di questi legati. Il Sig[no]r Prevosto a ritirato una basilla con il vaso tutto argento, e questo e destinato per la Parochia.

Di questi ligati se ne fanno tutti una meraviglia ha lasciare tante cose spariliate e masimamente della lingeria sarà impossibile averne per tutti.

La spesa che ho fatto per la detta funzione darò il conto il Sabato di tutto l’importara.

Si ora non ho mai potuto andare per aggiustare il conto con il Sig[no]r Gadio, ho sempre avuto da occuparmi daltri cose, ma presto anderò verificare la cosa.

Dimane devo andare a Pondestura ha prendere N. 25 pianti morone per mettere un Campo asotissano, e parte alla Palazzina e Buffalora, Io devo pregare per la memoria che mi a lasciato la Defu. Damig[ella] per L. 500 che mi a lasciato.

Il Sig[no]r Prevosto e Curato mi a lasciato di fargli i suoi complimenti e quelli dalla Sig[no]ra Contessa, e quelli di Maria e Lucia e mia moglie. Noi tutti siamo ancora ben mortificati della perdita Sig[no]ra Defu. mi umilio alle suoi comandi di V[ostra] S[ignoria] e sono

                                                                                                                  Umil[issi]mo servitore Bacco Giuseppe

[Castello di Salabue, Archivio Davico di Quittengo; per cortesia di Tomaso Davico di Quittengo]

 

I – Salabue, 1853, Aprile 27 – Giuseppe Bacco a Carlo Davico di Quittengo, Torino

Ill[ustrissi]mo Sig[no]r Conte

                                                                                                                  Salabue li 27 aprile 1853

Giovedì scorso ho ricevuto la lettera dal S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma che il quale darò tutta le nuove da sabato scorso. Laffetto che ha fatto il Sig[no]r Marchese e Segretari, primo a fatto linventario di tutta la magnolica e la mantelaria, di questo ha fatto il discernimento quelle cose agradiva a suo gusto, perciò come la magnolica apperata e i mandile e seviette più antico li a ritirato tutto per lei, di questo giorno se occupato solamente di queste due cose

Lunedì di questa il Sig[no]r Marchese a mandato la vetura per condurre le due figlie a Casale per Comunicazione di tutte i mobili che errano essistente dal appartamento dalla Defu Sig[no]ra Damigella, di questi mobili e tutto il resto li a ritirati tutti il Sig[no]r Marchese.

Martedì poi sono venuto sono venuto tutti a Salabue, il quale il Sig[no]r Mar[che]se se occupato a compartire la lingeria e manteleria per darla a ciascheduno a chi spetta, cioì parte alla Creda parte a Lucia e parte ai Sig[no]ri Padri Capuccini e una piccola parte alla Gherra, e poi a dato i mobili quello che appartengono a Maria e Lucia per la Casa. Dopo a dato i libro che apartenea le medesime, e poi a guardato tutte le carte scritte, ha tenuto quelle che faceano bisogno e il resto li a bruciato tutto sul fuoco. E poi a voluto vedere la Carossa in che stato era così anno fatto una visura a vedere ques. Barracha perciò il Sig[no]r Mar[chese] mi ha fatto un rigallo per me che non sanno cosa farne e oltre dalla Carossa mi a regalato la scrivania e la lettera e due cadreghe che sono essistente nella mia abitazione, e questi mobili sono improvisade sensa avergli domandato. La Creuda a domandato tutti i cebur dalla Bugada li a subbito rimesso tutti per lei, la caldera della Bugada tutto arramo che era sistente alla cucina e tutto per lucia, e sino anche il bosco che anno per brucciare e tutte per loro, in fine tutto quelle che faceano bisogno e domandavano al Sig[no]r Mar[chese] li a conceduto per rigallo sensa quelle cose che erano legate dal testamento. Perciò si sono servite tutto quanto che desideravano. Riguardo poi i mobili e i vasi vinari che sono asistenti al suo appartamento dal S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma, il Sig[no]r Mar[chese] non a fa nesuno caso di niente e nemeno su la tribuna, perciò mi a detto ci parlerà con la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma quando sarà a Torino. E di questo non a volu[to] misciarsi. Donque il Sig[no]r Marchese e partito in questo giorno [per] recarsi a Torino in compania [de]l suvo domestico, e ha dato ordine al Sig[no]r Segretari che per mardedì venturo di venire a Salabue per caricare i mobili a condurre a Casale, perciò tutte le Camere che appartenea la Defu Sig[no]ra Damigella restano tutte sbarasate, e le due figlie vanno anche loro per sei mesi abbitare nel suvo Palazzo con la penzione L. 70 cad. mese.

Sono andato dal Sig[no]r Gadio per aggiustare il rimanente secondo semestre ma non ho potuto per riguardo la bonificazione della tempesta, mi sono portato per incontrare dal suvo danno L. 75 e di questo non a voluto cettare che e troppo poco, perciò mi a detto che vole informarsi dai suoi massari cosa che diranno, e adesso stò una aspettazione sino che mi chiama per aggiustarsi. Dal resto vedrò il giorno che caricano i mobili cosa che resta ancora, e noi tutti e anche i Preti restiammo meravigliato mai sapere una parola dal testamento che a mai confidato con nessuno, e noi ne fa una speccie grande a vedere sbarassare queste stanse, e pura bisogna aver pasiensa.

Acetterà la V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma i miei umil complimenti e quelle della Sig[no]ra Contessa e di sua famiglia e ho l’onore di professarmi alle suoi comandi di

                                                         V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma e sono

P.S. Il Sig[no]r Marchese se fermato un giorno e mezzo si in Castello e ha piaciuto molto la lea, e spero che farà una confidenza con la S[ignoria] V[ostra] Ill[ustrissi]ma.

                                                                                                                  Umil[issi]mo Servitore

                                                                                                                  Bacco Giuseppe

[Castello di Salabue, Archivio Davico di Quittengo; per cortesia di. Tomaso Davico di Quittengo]

 

NOTE

[1] Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, Carteggio (trascrizione a cura di Renzo Bacchetta), Milano, Cordani, 1950, p. XIII.

[2] Franco Pezzi - Mauro Marchisotti. Cenni biografici su Carlo Cozio, conte di Salabue, risorsa internet: http://www.asigc.it/teoria/cozio/conteCozio.htm

[3] Antonio MANNO, Il patriziato subalpino, Dizionario genealogico, Firenze, Civelli, 1885-1906, pp. 146 e 147.

[4] Carlo COZIO, Il giuoco degli scacchi o sia Nuova idea di attacchi, difese e partiti del Giuoco degli Scacchi, Torino, Stamperia reale, 1766.

[5] Francesco Guasco, Dizionario feudale degli antichi stati Sardi e della Lombardia. Dall’epoca carolingica a nostri tempi (774-1901), Vol. III, pp. 376-377, Pinerolo, Tipografia già Chiantore-Mascarelli, 1911.

[6] Antonio MANNO, cit., p. 58; Francesco GUASCO, Tavole genealogiche di famiglie nobili alessandrine e monferrine dal secolo IX al XX, Casale Monferrato, Tip. Cooperativa (Bellatore, Bosco e C.), 1928, vol. IV, Aribaldi o Arribaldi poi Annibaldi, tav. IV.

[7] Di solito – come da Antonio Manno, cit, p. 47 – viene riferito come anno delle nozze il 1778, ma il biglietto di partecipazione (inviatomi da Tomaso Davico) fatto stampare dal fratello Ignazio Alessandro Cozio indica l’anno 1777.

Riguardo a questo matrimonio è stata riferita di recente una notizia curiosa e non verificata: «Mio padre sosteneva che nel diciottesimo secolo i Cozio di Salabue erano stati in guerra con i Davico di Fossano. Gli eserciti privati delle due famiglie si erano scontrati più volte nei boschi sotto casa. Soltanto il matrimonio fra Paola Cozio e il conte Silvio Davico nel 1778 aveva sancito la fine delle ostilità.» (v. Davide FERRERO, La rivelazione, Novara, Libromania net, 2014, p. 31.).

[8] Antonio MANNO, cit, pp. 47 e 48.

[9] Non il 14 marzo 1755, come aveva scritto Elia SANTORO, L'epistolario di Cozio di Salabue (1773-1845), Cremona, Turris, 1993, confondendosi con l’anno di nascita di Ignazio Alessandro Cozio.

[10] Antonio MANNO, cit, p. 378.

[11] Elia Santoro, cit.

[12] Il ritrovamento si deve all’archivista dott.sa Manuela Meni, che ha fatto la ricerca su mia richiesta.

[13] Archivio Storico Diocesano di Casale Monferrato, Serie Registri Parrocchiali, Faldone 131 (1853, n.6, lettera S). Il calcolo per sottrazione dell’età dall’anno di morte darebbe come anno di nascita il 1785.

[14] L’iscrizione sulla lapide esistente nella cappella di S. Carlo della chiesa di Salabue indica il giorno IX KALENDE MARTIUS, che dovrebbe corrispondere al 21 febbraio.

[15] Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, cit., XIII; Sergio Martinotti, «COZIO, Ignazio Alessandro conte di Salabue», in: Dizionario biografico degli italiani, vol. 30, ad vocem, Roma, Istituto della Enciclopedia Treccani, 1984.

[16] Ignazio Alessandro COZIO di Salabue, cit.; Emilia BRICCHI PICCIONI (a cura di), Una fonte stradivariana. Le carte del,’Archivio Cozio di Salabue, Cremona, Comune di Cremona, 1987.

[17] Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona, Ms Cozio, 4; Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, cit., pp. 59-75.

[18] Federico SACCHI, Il Conte Cozio di Salabue. Cenni Biografici di questo celebre collettore d’istrumenti ad arco e suo Saggio critico sulla liuteria cremonese, Londra, G. Hart & figlio, 1898, pp. 31-48.

[19] Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, cit., pp. pp. 214, 220, 227 306, 310.

[20] Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, cit., p. XIV e Tavole 10 – 11 - 12; Andrew DIPPER - David Woodrow, Count Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, Taynton, Taynton press, 1987; Brandon FRAZIER, Memoirs of a Violin Collector: Count Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, Baltimora, Gateway Press, 2007; Nicholas SACKMAN, The Messiah violin: a reliable history?, Nottingham, l’autore, 2015; vedi anche la scheda tecnica in: http://www.archiviodellaliuteriacremonese.it/strumenti/1668_violino.aspx?f=457898.

[21] Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, cit., p. 448, nota 1.

[22] Federico SACCHI, cit., p. 15 e segg.

[23] Si tratta dell’ultimo discendente della casata Ala-Ponzone, Giuseppe Sigismondo (n. 1762 - † 1842), che morto celibe lasciò allo Stato il suo palazzo di città nella parrocchia di San Bartolomeo. L’immobile, pervenuto al Comune di Cremona dopo l’unità d’Italia assieme alle collezioni in esso contenute, fu la prima sede del Museo Civico cittadino a lui intitolato.

[24] Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona, Ms Cozio, cartella 4, b. 90, c. 63-63; Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, cit., p. 448; Gianpaolo GREGORI, «Fonti per l’organologia degli strumenti a pizzico nel Museo Stradivariano di Cremona (con catalogo fotografico)», in: AA.VV., 1985 Anno Europeo della Musica. 1a Rassegna Nazionale di Strumenti a Pizzico (Catalogo), Brescia, Vannini, 1985, p. 27; Ibidem, «Dalle origini ai nostri giorni le vicende del Museo Stradivariano», in: Colloqui cremonesi, anno XX, gennaio-marzo 1987.

[25] Federico SACCHI, cit., p. 16.

[26] «Statuta Communis Casalis» con prefazione di Luigi Cibrario, in: Monumenta Historiae Patriae edita jussu regis Caroli Alberti. Leges Municipales, Augusta Taurinorum, E Regio Typographaeo, 1838, coll. 929-1084.

[27] Vedi: Ignazio Alessandro COZIO DI SALABUE, cit., p. 457.

[28] Giuseppe BANFO, «Gli archivi dei marchesi aleramici: strategie documentarie nel Monferrato medievale», in: Monferrato. Arte e Storia, rivista dell’Associazione Casalese Arte e Storia, n. 15, dicembre 2003.

[29] Federico SACCHI, cit., p. 20. Dovrebbe essere la medaglia che Matilde, nel suo testamento olografo del 1847, legò a Giovenale Davico di Quittengo (vedi documento D).

[30] Antonio MANNO (a cura di), L'opera cinquantenaria della Regia Deputazione di Storia Patria di Torino, Torino 1884, p. 28 (Tornata XVII, 24 marzo 1841).

[31] M. CASSETTI - G. GIORDANO (a cura di), L'Archivio storico comunale di Casale Monferrato, Casale Monferrato, 1980, p. 11. Per la possibile identificazione d’alcuni documenti della collezione Cozio di Salabue presso l’Archivio di Stato di Torino vedi: E. DURANDO, Delle fonti della Cronaca di Benvenuto di San Giorgio, in “Rivista di storia, arte e archeologia per le province di Alessandria e Asti”, XIII (1904), pp. 123-125.

[32] Il documento, inviatomi da Marinella Pagliolico di Ponzano, è conservato nell’Archivio della ex parrocchia di S. Antonio Abate di Salabue, notaio Filippo Castellazzi di Moncalvo, atto 22 febbraio 1841: Donazione fatta dalla Ill.ma Sig.a Contessa Cozio Signora Damigella Matilde a favore del Sig.r Parroco di Salabue.

[33] Vedi: Gazzetta Piemontese 12 novembre 1841, n. 258, Torino, Tipografia Fratelli Favali, p. 4.

[34] Francesco Guasco, Dizionario feudale degli antichi stati Sardi e della Lombardia. Dall’epoca carolingica a nostri tempi (774-1901), Vol. III, pp. 376-377, Pinerolo, Tipografia già Chiantore-Mascarelli, 1911, pp. 876-877.

[35] Antonio MANNO, Il patriziato subalpino …, cit., p. 48; Nicholas SACKMAN, cit. , p. 85.

[36] Anonimo, Il di’ che restituivasi a Fossano la salma del conte Giovenale Davico Quittengo Salabue, deceduto in Siria il 5 dicembre 1851, Torino, Tipografia Arnaldi, 1852; Antonio MANNO, cit., p. 48.

[37] Il particolare mi è stato riferito da Tomaso Davico.

[38] Tomaso DAVICO, Castello di Salabue, risorsa intenet: http://salabue.it/it/storia/

[39] Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, cit., pp. 452-476; Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona, Ms. Cozio, Cartella 93; Elia SANTORO, cit., pp. 170-193; Nicholas SACKMANN, cit., pp. 83-92.

[40] Si trova traccia di ciò nelle lettere di Matilde Cozio e in altre parti del Carteggio Cozio, conservato alla Biblioteca Statale di Cremona, ed anche, secondo l’informazione datami da Tomaso Davico, nell’Archivio Davico di Quittengo a Salabue.

[41] Le lettere mi sono state inviate da Tomaso Davico di Quittengo.

[42] Nello stesso errore è incorso Sackmann, che così ha menzionato il figlio di Giuseppe Rolando nel recente The ‘Messia’ violin…, cit. p. 17, ma nelle Tavole Genealogiche … del GUASCO, ne ad Alessandro Dalla Valle, ne ad altro figlio di Giuseppe Rolando è attribuito il nome Rolando.

[43] Giorgia GIUSTI, «La biblioteca d'un mantovano del '700: Lelio Dalla Valle, "patrizio del Monferrato" e marchese di Pomaro», in: Monferrato Arte e Storia, dicembre 1999, 11, Casale Monferrato, 1999.

[44] Le informazioni date sin qui sui Dalla Valle sono tratte da: Francesco GUASCO, Tavole genealogiche, cit., Casale Monferrato, Tip. Cooperativa Bellatore Bosco e C., 1938, vol. X, tav. III.

[45] Esposizione musicale sotto il partocinio di S.M. la Regina, Catalogo, Milano, L. di G. Pirola, 1881.

[46] Federico SACCHI, «Gli strumenti di Stradivari alla Corte Medicea», in: Gazzetta Musicale di Milano, anno 1992; ibidem, Il Conte Cozio di Salabue …, cit.

[47] Francesco GUASCO, Tavole genealogiche, cit., vol. X, tav. III.

[48] Ibidem.

[49] Stewart POLLENS, Stradivari, Cambridge, Cambridge University Press, 2010, p. 60.

[50] È probabilmente quella assegnata a ‘F. Gorini’ nella Nota delli strimenti [sic] di ragione del fu Conte Alessandro Cozio di Casale stati dal suddetto depositati presso il fu Cav. Carlo Carli di Milano che ora trovansi presso [il] di lui figlio Giuseppe, Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona, Ms. Cozio, Cartella 84; vedi anche: Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, cit., p. 336; Elia SANTORO, L’Epistolario, cit., p. 178.

[51] Gianpaolo GREGORI, Un inventario del 1896 della Collezione Salabue-Dalla Valle, in: http://www.archiviodellaliuteriacremonese.it/monografie/inventario_1896_della_collezione_salabue_dalla.aspx

[52] Federico SACCHI, Il Conte Cozio di Salabue…, cit., p. 27, nota 13.

[53] Francesco GUASCO, Tavole genealogiche…, cit., vol. X, tav. III.

[54] Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, cit., p. XIV.

[55] Persona non digiuna di liuteria, proprietario d'un violino di Stradivari del 1717 e d'un Guarneri del Gesù del 1742 circa, che aveva scritto l'Introduzione all'edizione francese del 1908 del libro degli Hill su Stradivari.

[56] Benvenuto DISERTORI, «Collezionismo settecentesco e il carteggio del conte di Salabue, in: Rivista musicale italiana, LIII (1951), p. 4; Sergio Martinotti, cit., 1984.

[57] Gianpaolo GREGORI, Chi è il proprietario dei cimeli stradivariani della Collezione Fiorini e del Carteggio Cozio di Salabue?, risorsa intenet: http://www.archiviodellaliuteriacremonese.it/monografie/proprietario_cimeli_stradivariani_della_collezione_fiorini.aspx

[58] Federico SACCHI, Il Conte Cozio di Salabue, cit., p. 27, nota 14. Annunziata Miscioscia, nella scheda di catalogo della Pinacoteca di Cremona del 2008, ha trascritto questa iscrizione come segue: “Lo A.o CONTE COZIO DI / SALABUE N.TO 14 MARZO 1755 / MORERA BER.DO PINSE 1831”. “Lo” sta probabilmente per “I.o”, cioè: I(gnazi]o, mentre la rivelazione importante è che il pittore, comunque sconosciuto, aveva nome Bernardo.

[59] Lettera di Guido Bianchi del 12 maggio 1934 al Direttore del Museo Civico di Cremona, don Illemo Camelli, Museo Civico di Cremona, Archivio Corrispondenza, n. 1873.