La scomparsa “viera” di marmo del pozzo della casa di Stradivari.

Nella “Rubrica Y a) Liutai”, che costituisce l’inventario – redatto fra il 1903 e il 1914 – dei beni liutari esistenti nel Museo Civico di Cremona, quando ancora aveva sede nel Palazzo Ala Ponzone di Corso Vittorio Emanuele (Gregori 2014), al n. 29 dell’elenco degli oggetti relativi ad Antonio Stradivari, è registrata la “Viera di pozzo marmoreo appartenente alla casa già abitata dal liutaio Antonio Stradivari", donata dai Coniugi Soresini Piazza, allora proprietari dell’immobile di piazza Roma (dal 1870), che si trovava nel Piazzuolo di S. Domenico, di fronte alla facciata della chiesa conventuale.

In questa casa con bottega, la famiglia Stradivari aveva abitato dal 1680 al 1744 (fig. 1). Dal 1746 fu affittata ai Bergonzi, che vi abitarono e lavorarono sino al 1758. Dopo diverse altre affittanze, nel 1777, don Giuseppe Stradivari, figlio di Antonio ed esecutore testamentario del fratello Paolo, e il figlio di questi Antonio, vendettero l’edificio a certo Giovanni Ancina.

L’immobile dei Soresini-Piazza è stato demolito, assieme a tutto il quartiere (che comprendeva anche le case dei Guarneri, degli Amati, di Storioni e dei Ceruti), per far posto alla costruzione del “Palazzo delle Assicurazioni” inaugurato nel 1933, denominato al tempo “Galleria XXIII Marzo” e noto oggi come “Galleria XXV Aprile”.

La collocazione originaria del puteale, riprodotto in uno dei disegni del prof. Tancredi Venturini (fig. 2) pubblicati nel libro di Alfonso Mandelli (Mandelli 1903), è indicata nella pianta della casa, nell’angolo nord-ovest del cortile (fig. 3). Le immagini pubblicate da Mandelli furono riprese anche nella monografia su Stradivari degli Hill (Hill 1905), in due articoli del 1929 (Bonetti-Cavalcabò-Gualazzini 1929; Bonetti 1929) e in un libro pubblicato nel 1937 (Bonetti-Cavalcabò-Gualazzini 1937).

Due fotografie di Ernesto Fazioli (1900-1955), probabilmente degli anni ’30, conservate a Milano nel fondo “Fazioli” della Regione Lombardia, mostrano la “ghiera” del pozzo: la prima, da sola (fig. 4 - http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0033820/); la seconda, assieme alla lapide sepolcrale della famiglia Stradivari, com’era esposta nella nuova sede aperta nel 1927 nel Palazzo Affaitati e nell’adiacente ex Ospedale dei Fatebenefratelli (fig. 5 - http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0033818/) e fu pubblicata da Renzo Bacchetta (Bacchetta 1937 e 1948 (II)).

La lapide, già collocata nel pavimento della cappella del Rosario della chiesa di San Domenico (fig. 6), era stata consegnata al Museo Civico dal Municipio di Cremona al tempo della demolizione del tempio (Rubrica Ya - Liutai: Stradivari / n. 4) e dal 1953 collocata sul memoriale della tomba di Stradivari nei Giardini pubblici di Piazza Roma (fig. 7), progettato dallo scultore Dante Ruffini, da dove, in epoca recente, è stata tolta – sostituita da una copia in bronzo – e riportata in Museo.

Le due fotografie di Fazioli sembrano essere l’unica testimonianza dell’ingombrante manufatto, che avevo cercato senza successo nelle mie ricognizioni nei depositi del Museo fra il 1982 e il 1986, che non è stato reperito neppure negli anni più recenti, durante le operazioni di trasferimento delle raccolte archeologiche al nuovo Museo archeologico, allestito nella chiesa di S. Lorenzo, aperto nel 2009.

Nel 1948, Renzo Bacchetta aveva inserito in una sua altra pubblicazione le fotografie della facciata della casa e della lapide sepolcrale, ma non quella del pozzo (Bacchetta 1948). Già allora, forse, la “ghiera” non era più in museo, ma non v’è idea di dove possa essere finito l’ingombrante manufatto.

Gianpaolo Gregori

21 dicembre 2014